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RISORSE PROFESSIONALI: APPUNTI A CURA DEI DOCENTI

 

Documentare
a scuola
- P. Odasso






 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paolo Odasso
L'ESPERIENZA DELL'IRRE PIEMONTE
NEL SOSTEGNO ALLA DOCUMENTAZIONE DIDATTICA
*
(a cura di Francesca Sotgia)

*Nell'ambito del Seminario IRRE Sardegna, (Macomer 16-11-2004)

"DOCUMENTARE LE ESPERIENZE DIDATTICHE: PROGETTO GOLD"

 


Una cultura della documentazione ha bisogno di molto tempo, non si improvvisa.

Il Piemonte, ancor prima del "Progetto GOLD" (GOLD č la banca dati Internet delle esperienze pių innovative ed interessanti realizzate nelle scuole italiane di ogni ordine e grado), aveva già investito nella formazione di tali figure. Nella commissione di valutazione dei progetti del GOLD Piemonte non ci sono solo tecnici INDIRE, ma anche associazioni professionali e l'Università. Uno degli interlocutori è la facoltà di Scienze della Formazione: la documentazione è dunque anche oggetto della formazione iniziale dei docenti.

Cosa documentare e perchè documentare?

Dopo una prima fase, la relativa riflessione ha messo in luce che documentare non può consistere solo nel raccontarsi, ancor meno nel costruire uno specchio narcisistico di quel che si fa (per cui, fra tutte le esperienze, si va a vedere solo quelle nostre).
Si è chiesto perciò di documentare esperienze:
- per costituire una sorta di banca-dati che sarebbe potuta servire ad orientare i docenti in futuro;
- nelle quali i docenti avessero superato delle difficoltà, avessero elaborato soluzioni a problemi critici nell'apprendimento (valide sul piano relazionale e cognitivo).
La richiesta, in sintesi, è diventata:
come costruire risposte di successo a problemi di apprendimento
.
E' una richiesta che ha senso in una scuola centrata sempre più sulle competenze, piuttosto che sulle conoscenze.
Si è chiesto di individuare sia i punti critici sia i nodi delle discipline.
Si è chiesto agli insegnanti:
- di avere consapevolezza del problema
- di avere consapevolezza delle soluzioni adottate
- di saper comunicare e documentare le esperienze fatte.

Documentare nella scuola di oggi... La nostra è una scuola dell'autonomia e della domanda (non più dell'offerta), dove l'insegnante:
- tiene conto delle richieste del contesto in cui opera e diviene un decisore (colui che prende decisioni e non esegue passivamente decisioni altrui),
- è chiamato ad essere un professionisa riflessivo,
- è invitato a fare ricerca e sperimentazione.
La documentazione è quindi strettamente correlata alla ricerca e alla sperimentazione. Usando una metafora possiamo dire: "io vedo più lontano se salgo sulle spalle di un altro".
L'esperienza valida di un altro insegnante mi aiuta a riflettere meglio sulle conseguenze della mia azione: se posso prevedere tali conseguenze posso governare professionalmente il mio agire comunicativo-educativo-didattico. Ciò non significa copiare una esperienza sic et simpliciter perché troppe sono le variabili che lo rendono impossibile.

Documentare è costruzione della memoria ma non è archiviazione.
La memoria deve essere proiettata sul futuro, il passato dev'essere in funzione del futuro. Le esperienze selezionate nel presente devono orientare il processo decisionale del domani. Si devono prevedere i bisogni del domani per orientare le soluzioni/decisioni future.

Si devono documentare i processi conclusi, non i progetti o le sole intenzioni.

Si devono documentare i processi reali, anche se questo mi servirà per ipotizzare dei processi possibili.
Documentare il sapere tacito, inconsapevole, ciò che diamo per ovvio nel nostro lavoro, è tanto importante quanto documentare l'innovazione.

Chi deve documentare? Come documentare?

Consideriamo il caso di un docente che faccia ricerca-azione senza che vi sia un soggetto esterno a proporgli le soluzioni. Se lo stesso insegnante che si trova nel problema e ne studia la soluzione è capace di metacognizione allora... Parrebbe debba essere egli stesso a dover documentare. Invece non è necessariamente così.
L'insegnante in questione dovrebbe infatti possedere anche delle specifiche competenze da documentalista, che non è detto possieda. Per questo si dovrebbe ricorrere a una figura con apposita funzione.

Il documentalista gestisce l'informazione, ne governa il contenuto concettuale e semantico.
Il documentalista deve tener presenti due fondamentali aspetti logici del documentare (importanti più degli aspetti tecnologici, ovvero delle tecnologie da utilizzare): quale lessico usare e quale tipo di discorso fare.

Il lessico
Una terminologia specifica è indispensabile per la precisione e il rigore del documento, per esprimere significati ben precisi. L'esperienza si coglie attraverso le parole che vengono usate: più sono specifiche le parole che uso e meglio posso descrivere l'esperienza.
E' bene avere un thesaurus, una selezione di parole chiave condivise. Questo elenco di parole è organizzato secondo una categorizzazione logica (non secondo un ordine alfabetico come per il glossario).
L'accordo nell'uso dei termini se da un lato limita la ricchezza di sfumature d'altro lato agevola la ricercabilità dell'informazione.

Il tipo di discorso
Il discorso da fare per documentare può essere di tipo:

narrativo argomentativo-retorico-persuasivo
autobiografico drammaturgico

L'IRRE Piemonte ha scelto il modello argomentativo, dove il discorso si sviluppa secondo lo schema
1) avevo questo problema,
2) su questo problema ho costruito l'esperienza,
3) porto questi risultati.
Da una esperienza così documentata si possono ricavare tanti "se" (se fai questo allora...) e tanti "se non" (se non fai questo stai attento, perchè...).
Questa documentazione, sapientemente riferita a un determinato contesto, potrà dare un certo grado di probabilità di avere una analoga esperienza di successo.