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IL CORRIERE
DELL'ALUNNO

APRILE-MAGGIO
2011

IL CORRIERE DELL'ALUNNO
UN MENSILE DELLA CLASSE 5^ A DI OZIERI "SAN GAVINO"

IL CORRIERE  DELL'ALUNNO

Rivista N°3-N°4 (APRILE-MAGGIO 2011)

Indice

1. La nostra vita a scuola:1 - La nostra vita a scuola
- Parla di fatti che accadono a scuola, della vita che si svolge in classe tra gli amici; leggerete delle uscite che facciamo, anche per un progetto sui lavori di Ozieri.

Che succede fuori? Libertà di parola
2 - Che succede fuori? - Comprende i fatti che succedono ai bambini in famiglia o in società, riflessioni su alcune attività lavorative, fatti sportivi.

3. PRONTI A SENTIRE UN MARE DI EMOZIONI?
Nella sezione Pronti a sentire un mare di emozioni? Leggerete alcuni racconti scritti da noi.

4.  Di tutto, di più 4 - Di tutto, di più
- Comprende delle proposte di viaggi e vari argomenti.

 

 

 

 

 

 

 

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1. La nostra vita a scuola:

PRESENTIAMO LA NOSTRA CLASSE 5^A

Ciao, io scrivo con lo pseudonimo di Tanetto, ho dieci anni e questa è la mia classe 5°A della scuola "Luigi Sotgia" e io vi racconterò della mia classe.

Noi, in classe, siamo in tutto 23 bambini. Siamo 12 maschi e 11 femmine.
Abbiamo quattro insegnanti che sono: maestra Francesca che ci fa italiano, storia, geografia ecc., maestra Caterina che ci fa matematica, maestra Maria Francesca che ci insegna religione e anche maestra Monica che ci insegna inglese.

Certi bambini in questa classe hanno già 11 anni, tutti gli altri ne hanno 10 (compreso me).

Tanetto

Cosa facciamo e come

Noi a scuola impariamo cose nuove, un po’ giochiamo, abbiamo anche fatto la settimana della grammatica! Si tratta di una settimana che abbiamo dedicato tutta alla grammatica.

Noi lavoriamo molto bene perché le maestre ci fanno studiare una cosa e non vanno avanti finché tutti non la sanno bene.

Lelle 

Noi a scuola andiamo per imparare, conosciamo le cose.
Quando veniamo a scuola entriamo in classe con la maestra e ci sediamo nei nostri banchi, perchè ognuno ne ha uno.
Quando saliamo con la maestra di italiano iniziamo a fare grammatica o testi. La maestra ci corregge i compiti che abbiamo fatto. Maestra Francesca quando ci dà dei compiti certe volte ci aiuta, ma certe volte no, perchè forse vuole che impariamo le cose da soli, cioè capendole noi stessi.

Mary

Amicizia e rapporti

Io sono Gabitron e ho molti amici. Giochiamo alle volte e scherziamo.
Con Mattia parliamo di cose militari e scientifiche e scherziamo.
Con Davide scambio alle volte la merenda e dei giochi.
Elia mi dice l'ora e giochiamo un po'.

Gabitron

Nella nostra classe ci sono più o meno tre gruppi: uno che si compone da sei o certe volte anche dodici alunni! Uno che si compone da sette alunni; uno che si compone da due o da tre alunni.
Ma certe volte.....ahi!ahi! Crescono scintille!
Ma poi c'è sempre qualcuno che fa la pace, perché tutti ma tutti dobbiamo essere amici e quasi fratelli.

Mattia99

Magari c'è anche qualcuno che si aggiunge ad un gruppo perché è da solo. Ma il gruppo accoglie benissimo quel compagno che è solo. Anche i rapporti con le maestre sono buoni, anche se a volte ci sono dei problemi: si arrabbiano le maestre oppure ci arrabbiamo noi.  La  maggior parte  delle volte però ci sono buoni rapporti.  Le  maestre  poi non sono molto noiose. Molte volte anzi le cose che sono noiose e difficili le fanno diventare più semplici e divertenti.

Trottola 

La scuola non esiste soltanto per imparare, ma esiste anche l’amicizia tra delle persone. Io ho un legame più forte con alcune bambine, anche se delle volte ci bisticciamo non passa neanche un minuto che subito torniamo amiche, certe volte  sennò passano uno o due giorni. Avere delle amiche  significa che  è bello dirsi delle cose e parlare. Poi c’è un legame bello con le maestre.

Ale

 

Mi immagino come sarò alla scuola media

Noi sappiamo che la scuola media sarà più faticosa nello studio, nell'attenzione e in tante altre cose, quindi dobbiamo essere pronti per l'anno prossimo, e saremo molto più impegnati con il tempo e con il lavoro.

Vale

Riguardo alla scuola media immagino una scuola dove bisogna studiare e impegnarsi, bisogna stare molto attenti alle spiegazioni perché sono impegnative. Bisogna sempre fare i compiti correttamente, se no si prende una nota (lì non ti danno un'altra possibilità, ci dicono). Quando andrò alle medie mi dovrò impegnare al massimo per andare sempre più avanti, e dovrò stare attenta a non essere bocciata.

CC

Io, personalmente, la scuola media la immagino molto più faticosa nello studio e nelle materie, perché si approfondirà un po’ tutto, e si inizieranno materie nuove come il francese. Ovviamente sarà anche divertente e si impareranno molte cose.

Delle elementari mi mancheranno di sicuro le maestre, con i modi dolci e i loro perdoni sicuri, i compagni perché magari non capiterò con loro per forza.

Bruco12

Quando saremo alla scuola media ci immaginiamo di essere più responsabili e più bravi con gli studi,di imparare altre materie e conoscere nuovi amici o riincontrarli; fare degli esercizi più difficili e collaborare e mi mancheranno anche le maestre.

Pilippo

Io alla scuola media mi immagino non molto diversa da come sono ora,però immagino di imparare sempre più e di conoscere altre persone,ma spero che qualche mio compagno di classe resti anche l’anno prossimo con me.

Questa classe attuale mi piace molto,e sicuramente mi dispiacerà non essere più in questo fantastico gruppo.

Bebby

In conclusione io vorrei dire che la nostra classe è molto bella e tutti collaboriamo a fare i lavori, tutti siamo amici e siamo contenti di essere in questa classe, perché è una classe molto interessante.

Cry

La nostra classe è molto unita, per questo il prossimo anno non voglio che ci separino. Mi piacerebbe, quando cambieremo scuola, rimanere con i compagni che ho adesso perché altrimenti quelli che erano amici fin dall’asilo non si vedrebbero quasi più. Infatti con i vecchi compagni  di scuola c’è un legame più stretto perché insieme abbiamo fatto tante cose. Se mi separeranno dalle mie amiche sarà una cosa molto triste.

Cleo

 

PARLIAMO DELLA NOSTRA RIVISTA
“IL CORRIERE DELL’ALUNNO”

Ciao, sono RK e adesso vi vorrei parlare della rivista scolastica che faccio con la maestra e i miei compagni.

L’idea è nata l’anno scorso, io prima di tutto avevo chiesto ad alcuni miei compagni se erano d’accordo e a molti di loro questa idea della rivista era piaciuta.

La rivista si chiamava “La nuova classe”, il titolo inventato da Bebby. Volevamo fare la rivista perché ci piaceva ed era anche divertente essere dei mini giornalisti. Poi ci sono stati dei problemi e allora non abbiamo potuto continuarla..

Invece quest’ anno abbiamo chiesto a maestra Francesca se voleva fare la rivista scolastica con tutta la classe e lei ha accettato.

RK 

Lavoriamo così: i bambini che hanno la posta elettronica scrivono i racconti al computer a casa loro, poi lo inviano alla maestra, fanno il disegno e lo danno alla maestra. Gli altri, che non hanno la posta elettronica lo scrivono a scuola, fanno i disegni e li danno alla maestra che, con lo scanner, li acquisisce al computer. Mette tutto insieme ed ecco fatta la rivista.

Illa 

Nella rivista ci sono cinque parti:

1.    La nostra vita a scuola

2.    Che succede fuori? Libertà di parola

3.    Pronti a sentire un mare di emozioni?

4.    Di  tutto di più

5.    Divertimento a tutta birra!

Ci scriviamo i nostri racconti le descrizioni delle visite per il progetto sulle attività lavorative ad Ozieri, gli sport che facciamo e altre cose al di fuori della scuola. Barzellette o fatti divertenti che succedono in classe o  anche  proposte di viaggi in Sardegna.

Fare questo giornalino penso che sia utile perché:si fanno lavori diversi dal solito; perché possiamo far conoscere a tutti le  nostre storie e le nostre idee; perché descriviamo dei posti della Sardegna così magari se qualcuno è indeciso su dove  fare il viaggio noi lo aiutiamo, e poi perché è divertente.

Gli svantaggi potrebbero essere: E' un compito in più da fare a casa e quindi abbiamo meno tempo per fare altri compiti.
Per me comunque è bello e anche divertente e ci insegna a esporre viaggi e altre cose, poi è bello ogni tanto fare lavori diversi.

Ciemme

Opinioni positive
Io penso che sia bello leggere le cose scritte dagli altri compagni.
Non si usano i nomi veri ma gli pseudonimi, perciò ci sentiamo importanti scrittori.
Si imparano nuove cose condividendole con gli altri.
Non si paga nulla né per leggere né per scrivere.

Opinioni negative
Ci metti molto tempo prima di pubblicare ogni giornale.
Prima di pubblicarlo non ti diverti tanto.

Conclusione
E’ bello fare questo lavoro e mi auguro alle medie di poterlo continuare.

Tiodor Palasios

Io penso che l’idea di fare questo giornale on line sia molto bella, perché così tutti potranno conoscere la nostra classe, come lavoriamo, i racconti che facciamo.

Poi fare un giornale è molto divertente.
Infatti dobbiamo scrivere dei testi (di terrore, umoristici, gialli, testi argomentativi) e a me piace molto.
Nel giornale si possono anche confrontare le proprie cose con quelle degli altri. Per vederlo poi, non bisogna pagare, come negli altri giornali stampati.

Però ci possono anche essere delle opinioni contrarie. Un giornale di solito va stampato e non pubblicato al computer.
Poi si parla quasi sempre di scuola, invece che di politica, sport o cose del genere (punto di vista dei grandi).

E.Falco

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ILLUSTRIAMO IL PROGETTO SUI LAVORI OZIERI 

Noi la classe 5^A abbiamo voluto fare un progetto sui lavori di Ozieri. Era un’idea della maestra e ci ha chiesto se eravamo d accordo. Noi abbiamo detto di sì.
Il progetto lo facciamo per scoprire cose nuove, ad esempio lavori a cui non pensavamo.
C’è voluto qualche mese per organizzarci ma poi abbiamo scelto di fare un questionario. Lì ci sono varie domande che ci possono servire.

La maestra ci ha messo in contatto con altre persone. Noi abbiamo fatto delle visite come ad esempio quelle negli ambulatori, nella falegnameria, nel panificio e nella tipografia.

Chele

Noi una volta fatta la visita scriviamo un testo sull'argomento e poi lo illustriamo. La maestra mette i nostri testi sul ''Corriere dell'alunno'', la nostra rivista.

Abbiamo fatto molte visite in questi mesi, riflettiamo sulle cose dette e viste, e secondo me questa è una buona cosa perché ci aiuta a ragionare. Questo progetto è molto utile per informarci sui lavori di Ozieri.

Daniele

Io penso che il progetto sia molto bello da svolgere perché puoi imparare alcune cose dei lavori, perché magari sai qualcosa in più, ti piace quel lavoro e lo vorresti fare. E’ anche bello qualche volta andare fuori con la classe e imparare anche senza usare i libri.

Salvakika

 

RACCONTO LA VISITA ALLA TIPOGRAFIA 

Il 16 marzo siamo andati in tipografia NUOVA GRAFOPRESS, dove lavora il babbo di Elia con l’aiuto della mamma di Elia.

Siamo usciti alle 10.30 e per arrivare in tipografia siamo passati per Via Dante, cioè la via dove abitiamo io e Valeria. Poi siamo scesi in delle scale giù, in Vicolo Petrarca, e vicino c’era la tipografia.
Quando siamo arrivati ci hanno accolto bene. C’era anche “l’astronave”, Dario, il fratellino simpaticissimo di Elia, io lo chiamo così.

Ci hanno subito fatto vedere i macchinari: c’era un macchinario degli anni 80 che funzionava ancora.
Questo macchinario stampava una grande risma di fogli a catena e si chiama macchina a modulo continuo.
C’era un altro macchinario simile all’altro, che però stampava una quantità minore rispetto a quel macchinario degli anni 80 (e poi i fogli li stampava ad uno ad uno).

La cosa che mi ha colpito di più è quella delle lettere fatte di piombo.
Praticamente Tiziana ha aperto un cassetto dove c’era una “griglia”, in ogni quadrettino c’era un tipo di lettera.
Con quelle lettere si formavano le frasi ma per ogni parola bisognava mettere le lettere a specchio. Poi la composizione si metteva in una macchina e si doveva aspettare un bel po’ e quando si appoggiavano le parole sul foglio usciva la stampa del testo desiderato dal cliente.

In seguito per gruppi siamo saliti nel soppalco e abbiamo visto un macchinario che sembrava un pianoforte, c’erano anche i computer da cui si comandavano i macchinari. Infatti poi Tiziana ci ha fatto vedere come funzionava: ha dato il via alla stampa tramite computer e poi quella macchina simile a un pianoforte ha stampato un necrologio, che era scritto al computer.
Poi ci hanno detto che avevano stampato le pagelle dei bambini del Cantaro.

Con un’altra tipografia hanno anche dei contatti: se non hanno dei tipi di macchinari giusti chiedono in prestito il macchinario dell’altra tipografia.

Dopo ci hanno offerto Cocacola, Sprite e torta al cioccolato bianco.
-Mmmh! Che bontà!-, ho pensato.
E’ stata un esperienza veramente da “stampare”! Il lavoro è molto creativo! 

Rk

 

VISITA ALLA TIPOGRAFIA “NUOVA GRAFOPRESS”

Ieri mattina,il 16 Marzo,sono andata con la mia classe a visitare la tipografia del babbo di Elia. Abbiamo fatto una lunga camminata e quando siamo entrati in tipografia ci ha accolti il babbo di Elia, che ci ha fatto subito vedere una macchina che stampa tanti moduli di continuo: infatti loro la chiamano “stampa a modulo continuo”.

Il babbo di Elia ci ha spiegato come funziona quel macchinario, e ci ha detto che quella tipografia stampa moduli, calendari, manifesti, timbri e altre cose. C’erano diverse macchine che stampavano. Dopo ci ha fatto vedere una macchina che aveva due “tubetti” che aspiravano l’aria dal foglio e stampavano le parti che servivano.

C’era anche una terza macchina che sembrava un robot, il padre di Elia ci ha fatto vedere come funziona. Ha preso tante lettere di piombo e ha composto delle parole, spiegandoci che con quelle lettere componeva delle frasi; c’erano anche la virgola, il punto ecc.
Abbiamo visto anche una macchina che taglia la carta, aveva una lama affilatissima !!!

La mamma di Elia ci ha fatto vedere delle stampanti molto più piccole delle altre: queste macchine erano comandate da un computer. Ci ha fatto vedere anche una macchina che stampa dei timbrini.

Dopo aver visto tutti i macchinari, la mamma di Elia con Dario (il fratellino di Elia) ci hanno offerto il dolce: che buono! Dopo aver mangiato abbiamo fatto delle domande e abbiamo riso assieme. Poi siamo tornati in classe.

Bella esperienza quella di ieri!

Bebby

 

VISITA ALLA TIPOGRAFIA “NUOVA GRAFOPRESS”

Il 16 Marzo siamo andati alla tipografia “Nuova Grafopress” del babbo di Elia.

Quando siamo entrati c’era un forte odore d’inchiostro.
Ci hanno accolto molto bene e ci hanno fatto vedere un macchinario che stampava dei fogli con ai lati i buchi ed erano tutti attaccati. Poi ci hanno fatto vedere una macchina piccola che stampava fogli, a uno a uno, e aveva due tubi che prendevano e buttavano l’aria.

C’erano dei cassetti che all’interno avevano le lettere per scrivere, c’erano pure i punti, le virgole ecc.

Ci hanno fatto salire a gruppi nel “piano” di sopra e la mamma di Elia ci ha fatto vedere come si stampa un necrologio: al computer si progetta con la dimensione delle lettere, poi si accende una stampante grandissima e si mette il foglio dove si deve stampare, si dà il via alla stampa e, il foglio, scende lentamente, perché una “cosa” rettangolare passa nel foglio orizzontalmente e scrive.

Anche i miei compagni sono tutti saliti sopra e ci hanno fatto vedere come si stampa su un foglio di metallo. Il foglio di metallo viene messo in una macchina insieme al foglio con l’argomento da stampare, i due fogli vengono sovrapposti e si chiude. Si lascia per un po’ di tempo, poi si prende una spugnetta e si mette del liquido. Si spalma sul foglio e… magia! L’argomento rimane nel foglio di metallo. Poi si sciacqua con una pompa.

Siamo scesi e ci hanno fatto vedere una macchina che tagliava il cartoncino con una lama.

Ci hanno offerto un pezzo di torta a ciascuno, Coca Cola e Sprite. Gli abbiamo fatto alcune domande e siamo andati via.

Illa

 

LA VISITA ALLA TIPOGRAFIA NUOVA GRAFOPRESS

Io e la mia classe mercoledì 16 marzo siamo andati a visitare la tipografia Nuova Grafopress che è del babbo di Elia.

Appena arrivati il babbo di Elia ci ha fatto vedere una macchina che stampava i fogli “in continuo” e si chiama macchina a modulo continuo, poi lo stampato passava ad una macchina che si chiama intercalatrice, che serve ad attaccare dei fogli e se tu facevi un segno con una penna nella pagina superiore si vedeva anche negli altri fogli.

Poi c'era un'altra macchina, di cui non ricordo il nome, dove tu mettevi delle lettere in piombo e un foglio e quella macchina ti stampava sul foglio le cose che c'erano scritte sulle lettere in piombo.

Dopo un po' siamo saliti al piano di sopra e la mamma di Elia ci ha spiegato alcune cose.

Al piano di sopra c'era una "stampante" molto grande che si chiama plotter e che veniva comandata dal computer e stampava anche necrologi. Sul computer “regolavi” come fare il documento, poi schiacciavi un tasto e il necrologio cominciava a scendere piano piano finché non era sceso del tutto.

Poi nel piano di sopra siamo saliti tutti perché il babbo di Elia ci doveva far vedere una cosa. Il babbo di Elia ha preso una lastra in alluminio, sulla lastra "ha messo" una fattura. Quando l'ha tolta la lastra era tutta blu, il babbo di Elia l'ha messa nel bromografo che funziona raggi ultravioletti e serviva per "appiccicare" il foglio alla lastra.
Poi ha tolto la lastra e l'ha lavata e ne è uscito fuori il documento sulla lastra.

Alla fine della visita ci hanno offerto torta e bibite.

Tanetto

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Che succede fuori? Libertà di parola

PROBLEMI DI SPORT

Un giorno mi è venuto un dolore al cuore e la mia famiglia, per paura che mi succedesse qualcosa, non mi ha fatto andare al calcio.

Ero a disagio perché non giocavo molto bene e mi sentivo debole. Avevo tristezza, dolore. Però dopo qualche allenamento e gioco a calcio con mio fratello migliorai a poco a poco, poi diventai di nuovo bravo e migliorai ancora. Però nelle partite giocai “benino” perché mi dovevo abituare, dopo un po’ trovai la sicurezza e giocai bene e quindi mi sentii bene.

Oggi gioco bene e grazie all’allenamento sono diventato di nuovo bravo.

A proposito: chi fa uno sport non deve pensare “devo diventare forte”, ma deve giocare col cuore e vedrà che diventerà forte!

Se vi succede qualcosa come quella che è accaduta a me, dovete dare la ragione ai vostri genitori. I nostri genitori ci vogliono proteggere e vogliono che non ci accada nulla di grave.

Volevo spiegare che ero triste perché il calcio era la mia passione e sentivo che non potevo stare così.

Fratello Sole

 

LA MIA DIFFICOLTÀ NELL’ INSERIRMI A BASKET

Un giorno io andai al mio primo allenamento di basket.

L’allenatore mi presentò alla squadra con cui avrei dovuto giocare per tutto l’anno. Ero veramente imbarazzata: dentro di me c’erano mille emozioni tra cui allegria, felicità, imbarazzo e paura. Al primo allenamento mi sentivo ansiosa nel fare tutto, persino nel palleggiare; avevo paura che tutti mi criticassero. Avevo timore di far perdere la mia squadra negli allenamenti di competizione.
Con i giorni che passavano, presi più fiducia nelle persone e incominciai a fare nuove amicizie. Poi però dei ragazzi mi presero in giro e io mi scoraggiai.
Avevo persino paura di andare agli allenamenti.
Quando ero in macchina con i miei genitori, che mi dovevano accompagnare all’allenamento, ero felicissima perché mi piaceva andarci, ma poi la paura si accavallava alla felicità così tanto da farmi tremare le gambe il tremore e dalle gambe saliva sino alle braccia.

Poi un giorno un’amica di mia mamma che mi stava accompagnando se ne accorse e mi chiese cosa stava succedendo.
Io le raccontai tutto, e appena arrivammo lei prese quei due ragazzi e gli chiese con gentilezza se potevano smetterla di prendermi in giro.
E da quel magnifico giorno io andai all’allenamento senza nessun problema.

Bruco12

 

LA PARTITA

Una settimana fa avevo la partita contro i “Lanteri Neri”, una squadra di Sassari.

Quando sono arrivato c’era molto caldo e io lo soffro tantissimo. Ci siamo cambiati negli spogliatoi e poi siamo entrati in campo a fare il riscaldamento. In seguito è iniziata la partita e io mi sentivo strano, stanco e pure senza forze.
Avevo detto chenon stavo bene al mio allenatore ma lui non mi ha detto niente, magari non mi aveva sentito. Poi si è accorto che non stavo bene, ma mi incoraggiava.

C’era anche l’arbitro che non stava arbitrando bene (se ne è accorto anche il mio allenatore) e io avevo un difensore che mi marcava: era grasso e molto robusto. Mi buttava a terra e mi faceva gli sgambetti, ma l’arbitro non hafischiato il fallo, anzi “i” falli. Secondo me erano l’arbitro e il difensore ciccione che aggravavano la situazione.
Per aiutarmi tutti mi incoraggiavano e mi sembrava di sentirmi meglio.

Le sensazioni più forti che provavo erano stanchezza, nervosismo e affanno.

Dopo, in una azione, mi è arrivata la palla e ho segnato, e mi sentivo davvero meglio. Non era passato neanche un minuto e mi è arrivato di nuovo il pallone: ho ritirato e ho segnato ancora. Bene!
Adesso mi sentivo più energico e felice, possiamo dire.
Ho giocato per tutto il resto della partita e mi sono divertito. Pensavo che non fosse una bella esperienza (all’inizio), ma poi si è capovolta la situazione.

Dopo siamo andati a MC Donald e mi sono rilassato come un re.
E’ stata veramente una bellissima giornata e sono stato tutto il giorno con Lucio, un compagno di squadra che è uno dei miei migliori amici molto simpatico.

RK

 

IL LITIGIO

Io ho qualche problema con mio fratello perché a volte bisticciamo e ci picchiamo. Ma poi ci calmiamo e il giorno dopo è come se non fosse successo niente. Ma un giorno d'estate per sbaglio io gli ruppi un gioco e lui si arrabbiò molto con me. Per tutto il giorno non mi parlò.

Pensai che il giorno dopo però si sarebbe calmato e tutto sarebbe tornato come prima. Invece il giorno dopo si alzò presto, fece colazione in fretta e se ne andò subito in camera sua a studiare. Non mi aveva neanche salutato quel giorno.
Anche quando aveva finito di studiare rimase in camera sua. Uscì solo per pranzare e non parlò neanche, poi lui se ne andò senza mangiare niente.

Mamma e babbo mi chiesero cosa avesse mio fratello, io gli dissi che per sbaglio gli avevo rotto un gioco. Io ero molto triste perché credevo che mio fratello non mi volesse più e non sapevo come fare per risolvere la situazione.
Allora mamma mi diede il consiglio di regalare a mio fratello un gioco che gli piaceva ancora di più e di chiedere scusa. Io seguii il consiglio di mamma.
Il giorno dopo comprai un gioco a mio fratello e glielo regalai. Gli feci le mie scuse e tutto tornò come prima, io fui molto più felice e contento perché mio fratello ritornò normale e fummo di nuovo amici.

Trottola

 

NELLA DISCESA

Un giorno ero a casa di un amico, e il suo gatto era salito sopra un albero che si trovava in una discesa molto ripida.
Siamo andati nell’albero e stavamo cercando di prendere il gatto, lanciando dei sassi nel ramo dove era appoggiato, e con un bastone lo stavamo toccando.

Proprio in quel momento, un cane grosso si avvicinò a noi, e io avevo paura.
Il fratello del mio amico, aveva preso un bastone e lo stava lanciando al cane per farselo riportare. Io, però, ero ancora preoccupata. Avevo paura del cane, e di cadere giù.
Arrivò un altro cane, che era cattivo.Io e il mio amico, ci abbassammo, mentre il fratello del mio compagno, salì in una salita. Il cane era lontano, e ricominciammo a fare quello che facevamo prima. Finalmente il gatto scese. Salimmo in quella salita, con il gatto. Stava per scappare, ma poi si calmò.

Dietro la salita, c’era la strada che portava a casa dell’amico.
Eravamo “salvi”, grazie al fratello.

Eravamo in difficoltà, ma è passato tutto, anche la mia preoccupazione.

Illa

 

UN MOMENTO DI DIFFICOLTA’ IN GIRO

Un giorno d’estate io ero con le mie sorelle al parco vicino casa mia.
Stavo giocando tranquillamente finché una mia amica non mi chiese di andare con lei a chiamare un amico. A un certo punto incontrammo altri amici che stavano andando a chiamare lo stesso bambino. Stavano andando a suonare il campanello per dirgli che era scappato il gatto ed era sotto una macchina.

Una signora che ci conosceva, però ci odiava, si affacciò alla finestra urlando: si vedeva che era rossa in faccia, poi aveva un tono di voce forte ed era infuriata. Ci ha detto di andare via, che non ci facevamo niente lì, che quella non era la nostra via. Il mio cuore e il cuore della mia amica battevano forte dalla paura e scendemmo giù correndo dalle mie sorelle.
Raccontammo il fatto e loro mi hanno detto di lasciarla stare e di non tornare su.

Era stata una giornata brutta e la più orribile che ci sia mai stata in vita mia, tanto che dopo me ne andai impaurita. Mia sorella ha detto alla signora di non dire mai più così perché era un gesto per far spaventare i bambini e allora mi sentii più felice. Lo raccontai anche a mamma e mamma era arrabbiata nera perchè non glielo avevo detto prima.

Ale

 

UN GIORNO MI PERSI AL SUPERMERCATO.

Un giorno siamo andati al supermercato di Sassari e con il mio fratellino e mio babbo stavamo guardando i giochi.

Dopo molto tempo, io stavo ancora osservando il reparto giocattoli e quando mi sono girato per andarmene, credendo che babbo e Dario fossero ancora dietro di me, mi accorsi che non c’erano più. Ero molto spaventato, non sapevo cosa fare.

Potevano essere ovunque e non sapevo se andare a cercarli o se aspettare che loro trovassero me.

Allora decisi che sarei andato io a cercarli, ma non sapevo da dove cominciare, ero molto confuso e preoccupato. Poi c’erano moltissime persone che assomigliavano a loro.

La situazione diventava sempre più grave e pensavo: “Chissà se mi stanno cercando.” Però qualcosa mi rallegrò: sentivo una voce familiare e dentro di me stava crescendo la speranza. Era la voce di mia mamma.

Allora mi misi a correre, cercando di raggiungere la voce e guardando in ogni “sezione” del supermercato, e alla fine li vidi.

In conclusione, non voglio mai più rivivere un fatto del genere e da quel giorno ho imparato a stare più attento per non perdermi.

E.Falco

 

UNA GIORNATA BRUTTA PER IL MIO CANE

Era una bella giornata e avevo liberato il mio cane Macchia.

Stavo giocando con lui e ho preso alcuni croccantini per darglieli da mangiare e farloalzare su due zampe. Poi sono entrata dentro casa; il cane l’ho lasciato fuori a giocare mentre guardavo la TV.
Dopo un po’ di tempo sono uscita fuori a giocare con Macchia, ma non lo vedevo. Ho controllato bene ed era vicino alla sua cuccia: sembrava legato, ma non era così. Lui si sentiva male, e così ho chiamato mia madre per dirle che cosa era successo.
Mamma è venuta e ha visto che Macchia stava sbavando.

Ero molto triste per il mio cagnolino e ho pensato che fosse tutta colpa mia, perché aveva vomitato i croccantini che gli avevo dato. Mia mamma mi aveva detto di non preoccuparmi perché poteva aver mangiato qualcosa che aveva trovato per terra, ma io più guardavo il mio cane e più ero triste anche se mia mamma mi ha fatto sentire meglio.

Poi è venuto mio padre che ha sistemato tutto dandogli del latte, e il mio cane si è sentito subito in forma come prima, e. Io ero di nuovo felice perché davvero poteva aver mangiato qualcosa che non erano i croccantini che gli avevo dato io.

Ho passato dei momenti veramente brutti, ma si è risolto tutto felicemente.

Cry

 

UNA SITUAZIONE IMBARAZZANTE

Un giorno ero con mia mamma. Eravamo andate a fare la spesa e a un certo punto, arrivate alla cassa la commessa ci ha detto il costo della spesa, mamma ha detto che non aveva i soldi perché li cercava e non riusciva a trovarli.

-E adesso come faccio?- mamma mi ha detto -Vai alla macchina e prendi i soldi.
Io sono andata ma non ho trovato niente. Sono rientrata in negozio e a mamma le ho detto: - Ma’, non ho trovato nulla, vai a vedere tu.

Mamma mi dice di rimanere lì, io sono rimasta e intanto mamma è andata nella macchina. Io ero alla cassa e stavo aspettando mamma. La fila delle persone continuava a essere sempre più lunga. Mamma è arrivata con i soldi e a un certo punto tutte le persone hanno iniziato a sorpassarci col carrello e la commessa ha fermato tutti quelli che stavano passando. Mamma ha preso i soldi e ce siamo andate via con la spesa. Quando mamma è salita in macchina mi ha detto che aveva tanta paura che la commessa non ci desse la spesa.

Mary

UN PROBLEMA DI GIOCO

A volte quando si gioca nei cortili c’è qualche bambino che non vuole fare un gioco. E successo anche a me! Vi racconto .

Un giorno io e alcune mie compagne stavano giocando a casa mia. Era il giorno del mio compleanno. Dopo aver fatto tutti i compiti volevamo giocare insieme però non sapevamo che gioco fare. Poi una ha proposto:
-Giochiamo a carte?
-Per me va bene, giochiamo a mercante in fiera? Che ne dite?
-Non so! Come si gioca?- rispose un’altra.
-Dai! Giochiamo a qualcosa! Che poi passa il tempo e non abbiamo fatto niente.

Insomma passava il tempo e noi stavamo esprimendo le nostre opinioni sul gioco.
Alla fine abbiamo deciso di fare una passeggiata: io dovevo comprare un quaderno e le mie amiche un giornalino. Poi abbiamo incontrato il mio amico Angelo che voleva comprarsi qualcosa in edicola ed è andato a chiedere i soldi alla mamma mentre noi lo aspettavamo in edicola. Lei invece gli ha detto di andare subito al catechismo .

Non vedendolo ritornare, noi eravamo preoccupate. Avevamo girato molti posti ma non lo avevamo trovato.

Alla fine abbiamo deciso di andare a chiedere alla mamma che ci ha detto che Angelo era al catechismo.
Noi eravamo arrabbiate perché lui ci avrebbe potuto avvertire.

Poi siamo andate nella saletta parrocchiale e, siccome quello era il luogo del mio catechismo, ho chiesto alle mie compagne di avventura se potevano entrare loro. Poi però la catechista stava aprendo la porta e allora ci siamo nascoste. Io pensavo che la maestra avesse chiuso ma accadde che … mi beccò .

Io avevo timore che mi sgridasse e quindi ho detto che era il mio compleanno, che comunque era una sola volta che non ci andavo.

Poi siamo andate a casa mia e stavamo sempre ridendo e loro le ho portate in camera mia e finalmente avevamo trovato il gioco giusto: il tiro al bersaglio.
Infine è arrivata la mamma di Rachele e purtroppo lei se n’è andata.
E’ venuta anche la mamma dell’altra mia amica e mi sono dimenticata di darle i dolcetti.

Kele


MIA SORELLA E’ UNA PESTE

Io sono Chiara e ho 11 anni, ho una sorella di 6 anni però è una peste e ora vi racconterò di lei. Prima desideravo una sorellina ma quando è nata è stata una tragedia!

Mia sorella si chiama Sara. Leimi tortura. Una volta stavo guardando la TV e lei si è messa a piangere perché non le piaceva il canale che stavo guardando. Un’altra volta ero in terrazzo, lei aveva detto a mamma che l’avevo picchiata invece non era vero e mamma mi ha fatto entrare. Un giorno volevo andare con i pattini nell’altra parte del marciapiede però mamma non voleva perché se andavo io doveva venire anche Sara.

Una volta, quando Sara era piccola, io ce l’avevo per mano e lei è scappata nell’aiuola quando stava passando una macchina, menomale si è fermata nell’aiuola, e hanno picchiato a me.

Mia sorella Sara mi segue sempre con le mie amiche.
Quindi vi consiglio di non desiderare una sorella.

Cleo

 

 

INTERVISTA A GABITRON SUL SUO VIAGGIO A ROMA
(di Cry, Mary, Cleo)

1 Che cosa hai provato quando hai visto il papa?

Una sensazione che è venuta dal cuore.

2 Cosa avete fato quando avete fato quando avete visto il papa?

Ci hanno detto di alzarci in piedi.

3 Come era la chiesa?

Era grandissima e aveva una scultura in bronzo che si chiamava La Resurrezione.

4 Cosa hai provato quando sei arrivato a Roma?

Desideravo vedere il Papa.

5 Hai fatto nuove amicizie? E con chi?

Sì, ho fatto nuove amicizie con i Tedeschi e con gli Slovacchi.

6 La chiesa è come quella sarda ?

No, era completamente diversa.

7 Quale è stata la esperienza più bella ?

L'esperienza più bella è stata vedere le tombe dei papi.

8 La chiesa più bella che hai visto qual è stata?

La chiesa di San Pietro.

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3. PRONTI A SENTIRE UN MARE DI EMOZIONI?

 

ALL’ IMPROVVISO DIVENTO MINUSCOLA E... 

Un giorno mi svegliai nel mio letto, tutto era strano, si sentivano rumori molto forti. A un certo punto aprii gli occhi. La luce che filtrava dalla finestra era fortissima, anche se poca.

Mi guardai, avevo freddo, e capii il perché: ero diventata minuscola e stavo nel cuscino, non ero più grande di una mano. Era come se mi avessero messo nella lavatrice e mi fossi ristretta.

A un tratto tutto nella mia camera sparì e fu sostituito da attrezzi di ginnastica come pesi, macchine per gli addominali. Era come se tutto quello che avessi fatto nella mia vita, se tutti i miei ricordi fossero stati rimossi dalla mente di tutti, e però io avessi trasportato con me in un posto ignoto tutte le cose materiali.

Feci due ipotesi: la prima che fossi stata vittima di stregoneria, di un potente incantesimo lanciatomi. La seconda e che fosse semplicemente una “candid camera’’. Per quanto fosse più logica la seconda e più normale, mi convinsi, (per via di una frase che è ‘’ Al cuore non si comanda , per cui lascialo comandare.’’) che fosse più giusta la prima strana e illogica perché me lo diceva il mio cuore.

Sapevo che nel mio paese c’ era una wica. La wica era una specie di strega che lanciava maledizioni. Non era molto piacevole per nessuno andare da lei, ma certa gente era proprio amica fidata. I miei genitori erano amici, per quanto ne sapessi le wica non potevano subire magie. Quindi lei si ricordava di me, almeno speravo.

La sua casa si trovava dall’ altra parte del paese. Non sapevo come avrei fatto a raggiungerla. Ma, per quanto disperata, non era quello il mio problema. Dovevo prima uscire da quella prigione che chiamavo casa. C’ era l’attrezzo per i pesi che era il più alto, ma era distante dalla finestra, e poi la finestra era chiusa. A un certo punto sentii dei passi, allora mi nascosi; era mia madre, che si dirigeva verso la finestra e l’ aprì. Poi spostò l’attrezzo per i pesi vicino alla finestra, si sedette e si allenò. Quando se ne andò lasciò tutto come era. Allora ne approfittai.

Scalai l’attrezzo per i pesi, che per me era come l’Everest. Arrivata in cima saltai, arrivai nel davanzale della finestra. Mi accorsi che mi stavo rimpicciolendo sempre di più, ero come un dito. Non potevo saltare, mi sarei uccisa. Ma passò una farfalla che mi fece segno di salire su di lei. Io ci salii. Mi sentivo come Pollicina... La farfalla incominciò a parlarmi: -Dove vai? Io ti porterò ovunque! A proposito io mi chiamo Brum!
Io mi stupii, poi risposi: -Alla casa della wica, grazie!

Lei mi ci portò entro pochi minuti. Arrivate lì il portone si aprì, come se qualcuno ci aspettasse. Io scesi dal dorso di Brum e le dissi: -Và non voglio cacciarti in dei guai!- Lei rispose: -No, sono tua amica, resto con te!
Le dissi: -D’ accordo! Grazie!

Entrammo. Era una specie di covo, c’erano fogli svolazzanti e un pentolone caldo, con aperto vicino un libro. All’improvviso apparve una donna, era alta, mora e pallida, con le labbra rosse e carnose. Ci avvistò, ci prese e ci mise sul tavolo. Incominciò a parlare.

-Ciao Brum, sei stata gentile a prenderla. Ciao anche a te, Rachele! E’ stata una strega malvagia a farti questo, ma non ti preoccupare ho l’antidoto, tieni. Devi prenderlo a casa tua, poi ti addormenti e ricomincerai la giornata daccapo.
Allora le dissi: -Grazie lo farò al più presto!

Chiamai Brum che mi riportò a casa, feci quello che la wica mi aveva detto e ricominciai la giornata!

Bruco12

 

ALL’IMPROVVISO DIVENTO MINUSCOLO E…

Quel giorno stavo giocando in camera, quando mi accorsi che in fondo alla scatola dei giochi c’era un apparecchio che non avevo mai visto, che sembrava superavanzato. Aveva due tasti, uno rosso e uno blu.
Preso dalla curiosità, schiacciai il tasto rosso e, all’ improvviso, dal cono partì un raggio, e un secondo dopo tutto mi sembrava gigantesco.

Dissi: -Ma sono io che mi sono rimpicciolito o tutte le altre cose sono diventate giganti?
Mi accorsi subito di una cosa: avevo una voce ridicola, proprio quella che hanno gli alieni “ superpiccoli “ che fanno vedere in televisione.
Pensai che se sarei riuscito a premere il tasto blu, forse sarei tornato normale.

Poi sentii dei rimbombi. Alzai lo sguardo, e mi accorsi subito che un piedone stava per schiacciarmi, e a malapena riuscii a schivarlo.
Era il mio fratellino, che mi stava cercando, e stava andando verso la scatola dei giochi. Gli dissi: -La prossima volta sta’ un po’ più attento!
Lui mi sentì, si voltò e mi vide.
-Meglio scappare! - dissi.

Iniziai a correre mentre pensavo: “Tutta colpa di quell’apparecchio!” Mi arrampicai in un mobile, saltai e mi aggrappai alle chiavi (quelle che i miei genitori tenevano sempre dentro la serratura della porta). Riuscii a malapena a girarle, e, prima di cadere, feci un balzo e mi ritrovai nella maniglia. Aprii la porta(che lasciai aperta).

Quando fui fuori, vidi un cane (e purtroppo mi vide anche lui!) che mi ringhiò contro e iniziò a seguirmi. Mi stava seguendo per tutta la via mentre continuava ad abbaiare. A un certo punto vidi dei sassolini, e iniziai a tirarli. Dopo che gliene ebbi tirati otto, il cane scappò. “Non pensavo che essere così piccoli comportasse molti problemi.” Pensai, mentre tornavo a casa. Appena fui entrato, andai furtivamente in camera mia, e schiacciai il tasto blu dell’ apparecchio: dal cono partì un raggio e tornai normale.

Finalmente  quell’incubo era finito e, ovviamente, gettai quell’apparecchio nella spazzatura. 

E.Falco

 

ALL’IMPROVVISO DIVENTO MINUSCOLO E…

Era una bellissima giornata di sole, stavo leggendo un libro, ero stanco ed ero a casa.

Mi sentivo sempre più stanco e sembrava che stessi diventando più piccolo… Alla fine mi ero addormentato. Avevo dormito per 2 ore e quando mi ero svegliato mi sentivo una piuma leggerissima.
-Aaaaah! Sono minuscolo! Come è potuto succedere?- urlavo.
Ero più piccolo di una gomma, piccolissimo. Probabilmente stavo sognando, oppure era accaduto un evento banale.

Già dall’inizio della mia nuova vita da essere minuscolo avevo avuto un problema: la gatta era salita sul divano e io ero davanti a lei.
Non mi aveva ancora visto finché… Tuf!
Lei si era seduta sopra di me e io ero incastrato nel suo enorme fondoschiena.

Vicino era rimasto un tappino di una penna che io usavo per tenere il segno quando leggevo. Allora mi ero allungato un pochettino e lo avevo spostato un po’. La gatta aveva visto il tappo muoversi e quando si era alzata per annusarlo ero scappato.
Mentre scappavo c’era un “burrone”, cioè la parte anteriore del divano.
Non potevo mica buttarmi, mi suicidavo!
Ma io soffrivo di vertigini, mi era venuto capogiro ed ero caduto nel burrone.
Plof!... Fortunato me che ero atterrato su un ponpon.

Non era così bella quella vita, anzi per niente.
In seguito mia sorella aveva acceso la sua bambola che camminava, la direzione dove lei andava era quella verso il mio corpicino.
-Aiuuutoooo!!!- gridavo.
Stavo correndo come un indemoniato e guardavo sempre alle mie spalle.
Boom! Mi ero scontrato contro la gamba della sedia di legno duro.

Ero rimasto stordito per un bel po’ e poi quando mi ero svegliato avevo incontrato un ragno peloso e gigantesco.
Io per sfuggire a lui ero passato sotto il suo corpo e poi mi ero arrampicato su una scala di geomag che avevo costruito per giocare a battaglia con un mio amico.
Ce l’avevo fatta a fuggite dal ragno: il ragno fu ammazzato da mia sorella.

Ero arrivato al mobile e mi ero fermato a prendere fiato nella mia scacchiera.
Poi era successa una catastrofe: mio zio e babbo avevano preso la scacchiera per giocare a scacchi.
Si erano messi a giocare nel puf, e quando mio zio aveva mangiato un pezzo a babbo, aveva colpito me ed ero volato via.
Per fortuna ero atterrato sopra un moscone enorme che volava, ma poi mamma prese la paletta e spiaccicò me e il moscone al muro e poi…

-Miao! Miao!- era il mio gatto che miagolava e mi aveva svegliato. Ma tutta quella vita da minuscolo era un sogno! Mi ero trovato nel divano con la grandezza normale del mio corpo.
-Un po’ troppo avventurosa la vita da minuscolo-, pensai!

RK

ALL’IMPROVVISO DIVENTO MINUSCOLO E…

Un giorno andando a scuola vidi uno scoiattolo. Lui mi disse di seguirlo. Mi portò in un laboratorio e mi disse se volevo diventare minuscolo, basso un cm e otto mm. Io a lui risposi di no.

Il giorno dopo caddi in un pozzo e un serpente mi legò, un camaleonte mi paralizzò, un coccodrillo mi portò al laboratorio.

Io avevo già visto quel laboratorio: mi legarono in una sedia e uno scoiattolo con un fucile mi fece diventare minuscolo. Mi meravigliai. I servi dello scoiattolo mi portarono in una cella.

Siccome gli scoiattoli erano i più tonti roditori, io passai in mezzo alle sbarre e scappai. Ah ah ah ah!
Ritornai a casa e babbo e mamma alla fine mi riconobbero perché io risposi a tutte le domande correttamente.Poi però mi portarono in un ospedale e mi fecero l’esame del sangue, io ce lo avevo uguale al loro! Siccome avevo un cane molto obbediente, mi odorò e disse ai miei genitori che ero loro figlio. Il mio cane si chiama Tabata ma io lo chiamo Tabi.
Alla fine mi portarono anche da uno strizzacervelli. Dopo che gli avevo spiegato tutto, il dottore disse che non avevo mentito.

Mi portarono a casa.
Mi accorsi che era tutto grande per me e quindi stavo di lusso. Una patatina mi poteva saziare per un giorno! L’indomani andai dallo scoiattolo e gli chiesi se poteva far diventare tutti gli abitanti del mondo come me. Lui disse di sì.

Dopo una settimana tutti erano come me, ma dopo un po' ci siamo accorti che eravamo tutti nudi. Andai di nuovo dallo scoiattolo e gli chiesi se poteva far diventare i nostri vestiti piccoli come noi. Lui disse di sì e, dopo un mese che eravamo tutti nudi, ora avevamo tutto ciò che ci serviva. Io questa conclusione la intitolo “Eravamo piccoli, sazi ma contenti!”.

Lelle

ALL'IMPROVVISO DIVENTO MINUSCOLO E...

Io mi volevo travestire da robot.

Il giorno che andai travestito a scuola, notai che qualcosa brillava nella porta della classe. Mi avvicinai e la toccai.

All'improvviso vidi tutto più grande, troppo grande. Allora cercai la mia sedia per rilassarmi ma non la trovavo più. Poi trovai la mia sedia ma... era un po' troppo alta. Guardai i miei piedi e vidi che una mattonella era almeno dieci volte più grande di me. Ma io mi volevo sedere e quindi decisi di arrampicarmi alla sedia. Dopo appena dieci centimetri mi stancai, allora mi dovevo allenare.
Presi un gessetto caduto per terra e cominciai ad alzarlo e abbassarlo come se fosse un peso, poi ci presi gusto e cominciai ad allenarmi tantissimo. Una volta allenato riprovai a scalare la sedia e ci riuscii.

Mi arrampicai sul banco e chiamai un mio amico. Lui dopo un po' mi sentì e parlammo: -Senti -gli dissi- ma perché hai la testa grande quanto un'anguria?
E lui rispose :-E perché tu sei piccolo quanto una patatina?

Dopo una lunga discussione mi appoggiai a lui perché aveva un giubbotto morbidissimo e dissi : -Aaaaah...che comodo.
Ma all'improvviso diventò piccolo anche lui. Mi disse che avevo la testa più grande del corpo e io gli dissi : -Forse quando ti ho toccato sono diventato un po’ più grande!

Lui mi disse: -Sì più grande di testa infatti sembri un pazzo con quel testone!
Beh, comunque gli mostrai i pesi di gesso fatti naturalmente con i gessetti; si allenò anche lui e diventammo sempre più forti, comunque sì, eravamo forti, ma anche minuscoli.

Cominciammo a pensare ma io per colpa del mio testone mi sbattei e colpii il mio amico che mi disse: -Sei proprio un ''megatestone''-, e gli risposi: -Non parlarmi di testoni!

Io salii sulla lavagna e provai ad arrivare all'oggetto luccicante sulla porta con la bacchetta della scuola. Riuscii a toccare di nuovo quell'oggetto che mi aveva rimpicciolito e ritornai alla mia statura normale, ma la maestra mi sgridò perché ero sulla lavagna.

Il mio amico mi disse: -Allora lo tocco anche io!
E io: -No! No! No! Scendi dalla lavagna e poi tocca.
Il mio amico lo fece e ritornò alla sua statura normale e facemmo lezione. (Normale!)

Daniele

UN TRAVESTIMENTO TRASFORMA LA VITA DI UNA BAMBINA…

Era Carnevale e tutti i bambini si trovavano fuori, a vedere i carri.

Ilaria, era travestita da Lisa Simpson, una bambina di un cartone animato. Stava sfilando come tutti gli altri bambini e chiese una cosa a Luca, ma lui non la sentì. Continuava a ripetergliela ma non la sentiva. Ilaria urlò e urlò, ma Luca non se ne accorgeva.
Era preoccupata per Luca perché pensava che fosse diventato sordo.
Provò a parlare con la mamma, ma neanche lei la sentiva.
Ilaria pensò: -Ma cosa sta succedendo a tutti? Sono diventati sordi perché la musica è troppo alta?

Ad un certo punto si trovò in una stanza buia, più buia delle tenebre. Poi in una casa che per lei era molto, ma molto familiare. Si guardò e si accorse che era diventata animata, cioè che era dentro il cartone dei Simpson!!!

In effetti, la casa era dei Simpson. Salì al piano di sopra e vide la sua sorellina Maggie e suo fratello (molto rompi) Bart. Scese e vide suo padre (che più che un umano sembra una palla per giocare in spiaggia), Homer, e sua mamma (alta più di due metri a causa dei capelli), Marge. Ilaria era diventata Lisa. 

La casa le sembrava familiare perché lei guardava ogni giorno i Simpson alla TV. Andò in camera sua e pensò: -Ricapitoliamo i fatti, ero alla sfilata, Luca e mamma non mi sentivano, mi sono trovata qui, ho visto la mia famiglia… Ma certo!!! Sono entrata nel cartone!!! Forte!!!

Ilaria chiese al padre: -Papà, ma qui, in casa, c’è una stanza buia?
Homer disse: -Emm… Sì, una c’è ed è proprio qui!
Ilaria ringraziò il padre ed entrò nella stanza buia con una torcia. Ad un certo punto vide una luce chiarissima. Si avvicinò e vide una “girandola” a colori.
Vicino c’era una targhetta con su scritto: -Mondo reale. Si stava per buttare, quando la voce di Marge la fece cadere all’indietro. Doveva andare a mangiare. Salì le scale e andò in cucina.
Mentre mangiava, pensava: -Wow! Quella girandola mi riporterà al mondo reale, però prima di andare via voglio godermi la vita qua!

La vita in un cartone era molto bella, specialmente in una famiglia così. La sorellina Maggie aveva sempre il ciuccio rosso, Bart la fionda e uno skateboard verde, Homer le ciambelle, la birra, la tv e il divano, Marge lo straccio pronta a pulire ogni macchia e Lisa (Ilaria) il sax.

Ilaria prese una foto dei Simpson e la conservò in tasca. Poi salutò la famiglia perché stava uscendo a comprare qualche “cosa” da conservare.  Mentre camminava, parlava: -Che bella la vita qua, ma non posso restare qui per sempre, devo andare via!-  Tornò a casa Simpson, salutò la famiglia, andò nella stanza buia e si tuffò nella girandola.

Ritornò nel mondo reale e abbracciò la famiglia, felice di essere ritornata a casa.

Illa

 

UN TRAVESTIMENTO TRASFORMA LA VITA DI UN BAMBINO 

Tempo fa, il giorno di martedì grasso, cambiò la vita di un bambino travestito da mago.

Finita la sfilata mentre andava a casa, si sentiva il vestito più aderente. Gli sembrava un po' strano, ma non si fece impaurire. Tornato a casa, mentre apriva la porta, sentiva la maschera diventare sempre più aderente al corpo. Quando entrò la casa si era trasformata in un mondo medievale con castelli, cavalieri e anche draghi. Ora era spaventatissimo. Si avvicinò ad un castello e cercò di chiedere informazioni alle guardie, ma loro scapparono dentro al castello gridando: -E' arrivato il signor Merlino!

Il ragazzo si chiese perché l' avessero scambiato per Merlino, era molto confuso. Dopo qualche minuto arrivarono due ragazzi: -La sua camera è pronta. E lo condussero in un corridoio. Entrò in una stanza indicata da loro. Era gigantesca: aveva un balcone, un letto a castello molto alto, un armadio dove si trovavano decine di bacchette magiche. Quando vide le bacchette capì quello che stava succedendo.

Si guardò allo specchio. La sua maschera era diventata molto più realistica. Provò a staccarsela ma non ci riuscì, si diede un pizzicotto. Gli faceva male come se la pelle fosse vera. Era diventato un vero mago.

Il ragazzino pensò tutto il giorno ad un piano e la notte lo realizzò. Prese il libro degli incantesimi e una bacchetta, fece una magia e creò una scala molto lunga per scendere dalla finestra della camera. Sceso giù recitò l'incantesimo dell'invisibilità per sfuggire al drago e alle guardie. Andò in città e si riparò sotto un grosso albero perché iniziò a piovere.

Arrivato il giorno, si incamminò lungo la collina. Ad un certo punto sentì che il costume si stava staccando, quindi se lo tolse e scappò di nuovo verso la città.
In città c'era molta gente. Tutti lo guardavano e sussurravano tra loro. Alla fine arrivò un uomo che gridò: -Chiamiamo il re!- Subito l'uomo avvisò le guardie che chiamarono il re. I cittadini condussero il ragazzo nella sala del re.

Questo era un signore di circa 50 anni. Il re piangendo di gioia gridò:
-Tu sei il prescelto, il ragazzo che ucciderà il drago della caverna che da anni ci perseguita!!!
Disse subito ai suoi servi di preparare armi e armature. Quando il ragazzo fu pronto, lo portarono sulla caverna che lui prima pensava fosse una collina.
Era il posto da cui era arrivato. Per terra c'erano ancora il libro e la bacchetta magica. Si affrettò a nasconderli. Aveva un’idea.

Entrò nella caverna e aspettò che il re e gli altri se ne andassero. Quando furono lontani lui uscì dalla caverna, si tolse l'armatura e appoggiò le armi, perché sapeva che con quelle sicuramente non sarebbe riuscito a ucciderlo. Prese invece la bacchetta, il libro e rientrò nella caverna. Si avvicinò al drago che subito gli diede un colpo di coda sbattendolo al muro. Il libro era dall'altra parte della caverna, il ragazzo non poteva leggere nessun incantesimo.

Il drago sputò il fuoco e il ragazzo lo schivò. Il drago stava andando verso il libro, aveva intenzione di bruciarlo. Il ragazzino rinunciò a salvare il libro perché le gambe erano rimaste ferite dal colpo di coda. Strisciò fuori dalla caverna, prese la spada e si nascose dietro la collina. Riuscì a strisciare sopra la collina e quando il drago uscì dalla caverna gli infilzò la spada nel collo.

Finalmente il drago era morto.

Il re e i suoi servi arrivarono alla collina subito dopo la morte del drago e riportarono il ragazzo al palazzo. Il re e i cittadini si congratularono con lui. Il ragazzo chiese se poteva essere mandato a casa sua e il re con una cerimonia insieme ai sacerdoti lo rimandò a casa.

Adesso era felice perché tutto era ritornato alla normalità. Però sapeva che a Carnevale non si sarebbe più travestito...

Trottola

 

UN TRAVESTIMENTO TRASFORMA LA VITA DI UNA BAMBINA...

Il cinque marzo, a Carnevale, mi ero vestita da mummia. Stavo uscendo di casa, quando una bottiglietta contenente acqua verde mi cadde nella spalla. Un attimo dopo diventai una vera mummia.
Le bende che mi avvolgevano erano puzzolenti, mi si staccavano le braccia e le mani.

All'improvviso dei ragazzi vestiti da archeologi si dirigevano verso di me; io scappai via. Alle mie spalle sentii dei rumori strani, era una ragazza che praticava la magia, infatti era travestita da strega. Mi stava dicendo che le era caduta la bottiglietta dal terrazzino più di una volta. Io le chiesi se mi riportava allo stato normale ma lei disse che le serviva un'ora per preparare la pozione che serviva per ritrasformarmi.

Mi disse che dovevo stare attenta, perché con la sua pozione aveva colpito altri due ragazzi: uno era vestito da militare e l'altro da pugile. Loro due erano fratelli, odiavano le mummie perché il loro padre era un archeologo e non passava tanto tempo con loro per colpa del suo lavoro. Io le chiesi come faceva a saperlo e lei mi rispose che leggeva nel pensiero.

La strega corse subito a fare quella pozione, mentre io cominciai a sentire colpi di fucile. Impaurita guardai e vidi i due fratelli: i loro costumi erano proprio uguali a quelli veri. Quei due fratelli erano un po’ stupidi, infatti non pensavano di essere trasformati per opera di una magia, continuavano a credere di avere i loro costumi.

Dopo quindici lunghissimi minuti la strega mi fece dei segnali dal terrazzino avvertendomi che la pozione era quasi finita.

Sfortunatamente i due fratelli mi avvistarono. Il pugile velocemente si tolse un guanto e me lo lanciò in testa. Mi colpì e la mia testa cadde per terra. Io la raccolsi subito e cercai di scappare, ma il militare continuava a spararmi e mi faceva perdere sempre le braccia e le mani. Mi nascosi dietro un muro, la strega fece un urlo, pronunciò delle parole e fece tornare tutti come prima.

La strega disse anche una formula perché io non potessi sapere il contenuto della magia: sarebbe stato troppo pericoloso!

CC

 

UN TRAVESTIMENTO TRASFORMA LA VITA DI UN BAMBINO

Quest' anno mi sono travestito da poliziotto d'assalto.

Quando ritornai a casa dalla festa in maschera della scuola, giocai con la XBOX 360® a un gioco poliziesco. Avevo le cuffie e la web camera davanti, perché stavo giocando online per la prima volta a quel gioco, ma... la web camera mi risucchiò e mi trasferì nel gioco. Ero un vero poliziotto americano! E mi chiamavo Sergente Mattia della squadra 13 di Mayemi.
Subito dopo dovemmo intervenire in una rapina nella 24^ strada, in quella strada c'era la banca più importante d'America!
Saltammo sul primo elicottero della polizia e arrivammo sul tetto della banca. Ordinai ai più agili di calarsi dal tetto, ai più anziani di bloccare le uscite e ai più giovani insieme a me di fermare i rapinatori.

Appena entrammo dissi: -Ora non si torna più indietro, andiamo!
Uno dei miei amici che mi seguivano aveva un LGL (Localizzatore Globale Ladri) e gli chiesi: -Dove sono?- E lui mi rispose: -Dovrebbero essere al secondo piano! -Ok! Andiamo, avranno delle visitine!

Salimmo e lo trovammo che metteva dei gioielli e dollari dentro un sacco.
Io dissi quasi per prenderlo in giro: -Ah! Trovati con le mani nel sacco!
E mi rispose: -Ah, risparmiati le battute, no, perché non vorrei che vi faceste male!
-E per chi, per te?
-No! Per loro!
In quel momento mi voltai e mi trovai davanti dieci uomini massicci e dissi: -Oh oh! Mi sa che siamo nei guai!- Poi guardai un mio amico col taccuino e gli dissi: -Ricordami di non dire battute stupidine!
-Ok, capo!

A quel punto arrivarono i rinforzi che si occuparono degli uomini massicci. Io di nascosto, mentre era distratto, stordii il capo dei ladri con il calcio del fucile a pompa che avevo nell’equipaggiamento a me dato, e lo arrestai.
Il giorno dopo, mentre andavo in ufficio, arrivò il capo che mi disse:
-Sergente Mattia, oh! Mi scusi ora non si chiama più sergente ma... Commissario! Congratulazioni! 

Mattia99

UN TRAVESTIMENTO TRASFORMA LA VITA DI UNA BAMBINA...

Il 5 marzo era la notte di Carnevale. Una bambina di nome Rosa aveva deciso di travestirsi da pirata. Rosa stava aspettando i suoi amici in piazza.
Quando arrivarono le dissero: -Il tuo vestito è stupendo e tanto originale.
E lei rispose: -Grazie, anche il vostro!

Rosa con i suoi amici stava aspettando i carri per la sfilata in maschera. Erano già le sei e mezza ma i carri non si vedevano ancora.
Poi all’improvviso arrivarono i carri, ma un bambino disse: -I carri sono arrivati in ritardo, speriamo che facciano in fretta!
E Rosa disse: -Perché devono fare in fretta?
-Perché alle 20 in punto tutti i bambini che si sono travestiti rimarranno così per sempre!!!

Erano le 19 e ancora niente, erano ancora tutti normali, soltantoche i carri non erano scesi tutti, c’era ancora il terzo carro. Dopo un po’ scese anche l’ultimo carro e Rosa disse: -Sono le 20, adesso cosa succederà!?

All’improvviso diventò tutto bianco e Rosa svenne.
Quando si risvegliò si trovò su una nave dei pirati.
Arrivò un bambino e le disse: -Capitano, perché è lì per terra?
E Rosa gli rispose: -Capitano io? Forse mi hai confuso con qualcun altro!
-No, no sei proprio tu il capitano di questa nave , - rispose il bambino.
-Io… davvero? Allora partiamo,- disse Rosa.

Quindi Rosa e i suoi compagni partirono, ma un bambino vide una nave pirata nemica. Rosa non sapeva cosa fare!
Qualcuno disse: -Dobbiamo combattere contro di loro, fuori le spade!
-Ma io non so combattere!- disse Rosa.
-Allora come possiamo fare a vincere?!- disse un bambino.
Arrivò una bambina e chiese a Rosa di combattere, quindi lei ci provò ma… la bambina la buttò in acqua. Rosa non sapeva nuotare quindi una bambina di nome Lili si tuffò in acqua per salvarla… ed era proprio quella che l’aveva buttata in acqua!
A Rosa diedero una coperta e della cioccolata.

Rosa spiegò tutto quello che le era accaduto, ma i suoi amici non sapevano cosa fare. Lili disse: -Io ho sentito parlare di questa storia: serve un oggetto del costume, lo metti dentro un calderone lo devi bere fuso e poi ritornerai alla normalità.

Rosa ci provò ma era ancora lì e non sapeva più cos’altro fare.
Lili disse: -Forse quel metodo era per qualcos’altro!
Dopo un po’ la spada di Rosa tornò di plastica e Lili disse: -Sta funzionando!

All’improvviso diventò di nuovo tutto bianco e Rosa ritornò a casa daisuoi genitori e raccontò tutto quello che era accaduto.

Cry

 

UN TRAVESTIMENTO TRASFORMA LA VITA DI UNA BAMBINA

Un giorno una bambina di nome Alessia fu invitata a una festa in maschera.
Visto che non trovò nessun vestito in giro per le vetrine dei negozi provò a cercare un vestito in casa. In cantina ne trovò uno, se lo misurò e se lo mise alla festa in maschera: era il vestito di Heidi.

Il giorno dopo, arrivata alla festa, Alessia chiese a Ilaria da che cosa fosse vestita, ma lei le rispose appena.
Alessia si trovò poi in un mondo sperduto. Salì sulla cima della montagna e vide una casa, un cane e tante pecore. Si disse: “Ma dove sono? Ma certo, sono nel cartone di Heidi! Che bello!”

Bussò alla porta del nonno. Entrò dentro e c’era una tavola apparecchiata con torte e dolci e se li mangiò tutti. Si chiese perché era finita in televisione in un cartone che tutti potevano sentire e guardare.
Dopo un po’ andò a letto.

Il giorno dopo si svegliò e disse: -Sono ancora qua, quindi non è un sogno. Scese giù a mangiare, poi chiese al nonno se poteva salire in camera e lui disse di sì. Andò a mettersi le scarpe e c’era il pavimento rotto.
Guardò sotto i mattoni e c’era scritto “LA REALTA’ ”.
Mise i piedi in quel punto e scese giù.

Finì nel mondo reale e corse subito dalla sua famiglia che la aspettava!

Ale

 

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4.  Di tutto, di più

 

I RENI (dalle nostre ricerche)

I reni si trovano dietro l'addome e hanno la forma simile a quella di un fagiolo. Sono importanti perché filtrano il sangue dalle sostanze dannose e sono l'organo principale dell'apparato escretore.

Le principali regole per prevenire le malattie renali sono:

- mangiare poche proteine (carne, latte, uova ect.) perché contengono l'azoto e il fosforo più difficili da separare dal sangue;

- bere molta acqua facendo in modo che i batteri vengano espulsi insieme all'urina;

- mangiare molta frutta e verdura perché non contengono proteine che sono dannose;

- fare molta attività fisica;

- utilizzare poco sale;

- mangiare il limone che con l'acido citrico scioglie i calcoli e non li fa formare;

- mangiare le cipolle che hanno un potente effetto diuretico e favoriscono l'eliminazione dell'acido urico (che si trova nell'urine);

- mangiare il prezzemolo che stimola l'appetito e la digestione, favorisce la diuresi eliminando piccoli calcoli renali.

Come l'acqua, anche i carciofi, le mele, i cavoli e le ortiche (solo i gambi) aumentano l'eliminazione dell'urina.

Ciemme e Tanetto

 

ALTRE BUONE REGOLE PER DIFENDERE I NOSTRI RENI

 1. Curare le malattie che possono provocare danno ai reni (diabete, colesterolo alto, pressione alta).

2. Evitare il fumo.

3. Seguire una dieta corretta. Evitare diete ricche di calorie, zucchero, dolci e sale.

4. Evitare eccessi di peso corporeo (pesarsi spesso).

5. Svolgere molta attività fisica.

Bebby

 

 

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