TUTTI
I SUONI DELLA MIA CITTA':
APPROFONDIMENTI
CORO
NIEDDU
(di Roberto
Ledda)
Cara cara niedda,
niedda che carvone,
manos fortes
pro 'nde ogare su
coro
a sa terra.
Coro coro nieddu,
coro 'e monte mannu,
pumones affumados
dae s'alenu
'e s'inferru.
Limba limba 'eo canto
in limba
limba limba 'eo canto in limba.
E limba 'e sardu so
e in limba canto
e limba 'e sardu so e in limba canto…
LA
MUSICA LIRICA
Definizione e breve storia
La musica lirica viene chiamata anche melodramma;
questo termine deriva dalla lingua greca: mèlos che vuol dire "canto" e drâma che vuol dire "azione", infatti i personaggi che raccontano una storia recitano cantando e l'azione scenica è accompagnata dalla musica.In base al tipo di voce, i cantanti lirici si distinguono in:
- basso, baritono e tenore le voci maschili;
- contralto, mezzosoprano e soprano le voci femminili.
Oltre ai cantanti solisti partecipano alla rappresentazione il coro e l'orchestra.
Il testo, in cui sono riportati i dialoghi, i monologhi e le didascalie che spiegano l'azione, si chiama libretto.
Ogni opera lirica è divisa in parti che si chiamano atti.Questo genere musicale nacque circa cinquecento anni fa a Firenze ma ebbe la sua maggior diffusione soprattutto nel 1800
grazie ai più grandi compositori di opere liriche in massima parte italiani (sicuramente avrai sentito parlare di Giuseppe Verdi,
autore di molte opere fra le quali il Nabucco dalla quale è tratta l'aria "Va pensiero" e la Traviata di cui fa parte la famosissima
"Libiamo ne' lieti calici").
Per questa ragione l'Italia fu chiamata la" patria del belcanto".I cantanti lirici si esibiscono durante le rappresentazioni delle opere o nei concerti in cui ne interpretano alcune parti chiamate arie.
Anche la Sardegna ha avuto importanti compositori, librettisti e soprattutto interpreti di opere liriche; fra i compositori ricordiamo Priamo Gallisay, ozierese di adozione.
I cantanti più importanti sono stati i tenori Giovanni Manurita,
Pietro Schiavazzi, Bernardo Demuro e Mario De Candia
la cui madre era di Ozieri. Ricordiamo anche il soprano Carmen Melis.
Tranne Mario De Candia gli altri interpreti hanno inciso molti dischi.
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al cantante
Antonio Porcu
CANTU A CHITERRA
In una gara di "cantu a chiterra" di norma, salgono sul palco tre cantanti accompagnati da un chitarrista che non può cantare.
In tempi recenti è diventato possibile affiancare al chitarrista un fisarmonicista, mentre resta inammissibile la presenza di un secondo chitarrista.
Raramente capita di ascoltare donne che partecipano alle gare;
fra le donne che in passato hanno saputo confrontarsi con gli uomini possiamo citare due ozieresi:
Maria Rosa Punzurudu e Maria Teresa Cau.Le gare si svolgono su un repertorio di 12 forme di canto articolate, secondo un preciso ordine, in sette parti:
1. Canto in re
Questo tipo di canto è nato proprio nel Logudoro e ad Ozieri
ha dato origine ad una variante che si chiama canto in re
"a s'Othieresa".2. Nuoresa
Prende il nome dalla città di Nuoro.
L'origine del canto non è chiara: secondo alcuni è nato dai canti in coro, secondo altri sarebbe in relazione con il canto funebre detto Attitidu.3. Mutos
Sono i canti più conosciuti della Sardegna; quasi sempre sono canti d'amore.4. Comprende tre canti:
la Tempiesina, la Filognana e il Canto in re.
La Tempiesina è un canto allegro che prende il nome dalla città di Tempio.
La Filognana si cantava in origine durante le riunioni per la lavorazione della lana.
Questa, che è la parte più importante della gara, si chiude con una ripresa del Canto in re iniziale.5. Comprende due canti: la Corsicana e il Trallalleru
La Corsicana è caratteristico della Gallura e proviene dalla vicina Corsica.
Il Trallalleru, invece, proviene dalle zone del Campidano.6. Comprende quattro tipi di canto:
Fa diesis - Si bemolle - Mi e la - L'isolana.
Si tratta di canti impegnativi; particolarmente il Si Bemolle e il Fa diesis, per la loro difficoltà non sono talvolta eseguiti.
Il canto in Mi e La è un canto nato tra i pescatori di Bosa; l'Isolana è una sorta di semplificazione di "Sa piaghesa antiga" un canto tipico di Ploaghe eseguito dopo l'Isolana; che chiude la sesta sezione. Questa parte della gara, a volte, viene sostituita tutta o in parte con un Canto in re o con i Mutos.7. Disisperada
Deriva dallo spagnolo "despertar" che significa "svegliarsi", in quanto rappresenta il canto che nella notte sveglia la donna perché ascolti l'elogio della sua bellezza. Nel tempo ha assunto anche un significato di canto disperato.Ogni canto viene eseguito a turno dai tre cantadores, i quali intonano una strofa per uno cercando di realizzare le interpretazioni migliori.
La gara più importante di canto a chiterra, si svolge proprio
nella nostra città; è un concorso nato nel 1964 e si chiama
"Usignolo della Sardegna"; si svolge durante la festa
della Madonna del Rimedio, nella terza domenica di Settembre.
Per diventare dei bravi cantadores si deve prima di tutto osservare, ascoltare e imitare quelli più esperti; ma è molto importante avere la possibilità di istruirsi sotto la guida di un abile maestro. Le lezioni si svolgono facendo provare e riprovare l'allievo cantante e per arrivare ad un buon livello di preparazione sono necessari anni di studio e di pratica.Il cantante e il chitarrista di canto a chitarra sono considerati come dei veri e propri specialisti e la loro musica viene ascoltata soprattutto da un pubblico di intenditori.
SA
CHI INFIAMADA SOS COROS
(di
Antonio Cubeddu)
|
Sa chi infiamada
sos coros A s'istimada
ermosura A tale infelicidade
In sas undas
de su mare, Cando penso
chi est patende Suspira e lagrima
ancora Fue sa malinconia Ponedi animu
bastante non ti leas perdende a mie, pone mente, abbrazza a chie, mirat cudda cara bruna ti prego bona fortuna proite gai ti meressit ma si male ti resessit Deus nde fettat venditta. |
Alla stimata bellezza
A tale infelicità
Quando penso che
soffre Sospira e piangi
ancora
Rafferma l'animo
|
A
FORESTA
(di Maria
Teresa Cau)
Pensende
so, pensende so
a una terra luntana
inue riposat su coro meu
inue umpare
terra e chelu
saludant a Deu.
E cantende
cantende
andaiant a sos nuraghes
chentu piseddas riende
e su sero, su sero torrende
s'intendiant sonare
chentu campanas
de chentu anzones torrende
dae pasculare.
Pensende
so, pensende so
a cando naschet su sole
attesu attesu sighende
a ischidare
sos montes e sos rios
chi sunu drommende
sighende a pasare.
E cantende
cantende
andaiant a sos nuraghes
chentu piseddas riende
e su sero, su sero torrende
s'intendiant sonare
chentu campanas
de chentu anzones torrende
dae pasculare.
Pensende
so, pensende so
a una notte serena
cando bi fit sa luna
subra in chelu
cun tottu sas istellas
chi faghiant brillare
sos campos de fenu.
E cantende
cantende
andaiant a sos nuraghes
chentu piseddas riende
e su sero, su sero torrende
s'intendiant sonare
chentu campanas
de chentu anzones torrende
dae pasculare.
Pensende
so, pensende so
a una terra lontana
inue riposat su coro meu
inue umpare
terra e chelu
saludana a Deu
saludana a Deu
saludana a Deu
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ad Associazione polifonica
Maria Teresa Cau
LA
POESIA IMPROVVISATA
La poesia improvvisata, in Sardegna, ha origini antichissime,
nessuno può dire con precisione, né come, dove e quando sia nata.
Sappiamo solo che è una delle espressioni più importanti della nostra isola.La prima gara poetica su un palco, ideata dal poeta ozierese
Antonio Cubeddu, si è svolta nella nostra città nel Settembre del 1896
(109 anni fa) durante la festa della Madonna del Rimedio
e da tale data sono iniziate le gare ufficiali sui palchi dei paesi
della Sardegna.
Fino ad allora la poesia era cantata nelle feste paesane,
senza un palco e una giuria, si cantava a gruppi di due o più improvvisatori e tutte le occasioni erano valide per dimostrare l'abilità nel comporre poesie.Le gare di poesia improvvisata, si svolgono di solito nella piazza più grande e in alcuni paesi, ogni spettatore si porta la sedia da casa mentre i poeti prendono posto su un palco adorno per l'occasione.
Questo genere poetico si basa sul meccanismo di "botta e risposta" e i poeti si sfidano su vari temi (la religione, la storia, l'attualità o altro). La strofa della poesia, composta da otto versi (ottava), prevede la rima alternata per i primi sei versi e quella baciata per gli ultimi due:
Est sa pinna su nobile istrumentu
chi trattan'in s'iscola pro imparare
adatta a s'intellettu pro educare
e pro dar'a sa mente nutrimentu,
pane chi rendet forte su talentu
fattende s'ignoranza cancellare,
su valore 'e sa mente moltiplicada,
s'aradu totu ungias ti siccada.Prima della gara vera e propria si svolge una parte chiamata l'esordio, nella quale gli improvvisatori sono liberi di esprimersi senza un tema imposto. Alla fine si eseguono dei canti più brevi, "duinas" e "battorinas" a carattere scherzoso; la conclusione prevede un sonetto cantato in onore del Santo o della circostanza per la quale viene svolta la manifestazione.
I poeti sono accompagnati da un coro composto da tre "tenores" che interviene generalmente ogni due versi. Il poeta può richiedere l'intervento del coro quando ha necessità di tempo per elaborare il testo. Può succedere anche che il poeta si senta sicuro e avendo già in mente ciò che deve dire, salti un intervento del coro.
NERONE
(di
Giuseppe Masia)
Ricordo
i verdi prati in fiore,
il volo dell'astore e i ruscelli di montagna
l'assile, la pibera, il sirbone,
il mio vecchio furgone
e il profumo di campagna.
La tonca cantava sopra il cherco
e il grodde sempre attento, attento alla tagliola.
Il leppere con la famigliola
correva spensierato vicino alla murghiola
intorno a mie solu terra brujada
dai cando sa manu tua este passada.
Ricordo
il tostoine ed il coccoi,
facevano la gara a chi arrivava prima
felice salivo sull'ulivo,
mi arrampicavo forte per arrivare in cima
ricordo il canto dell'usignolo
e quattro carramerda giocando a pallavolo
gli anzoni felici fare festa,
mentre la zirigherta al sole fa la siesta
intorno a mie solu terra brujada
dai cando sa manu tue este passada.
Nerone,
Nerone, tu sei un mascalzone,
adesso la Sardegna è un pezzo di carbone.
Nerone, Nerone, ma spegni quel cerino
e piantaci vicino la rosa e il ciclamino.
Nerone,
Nerone, s'abba santa a furcone
tantu prima o poi che finisi in presone.
Nerone, Nerone, non bastano cent'anni
cent'anni di galera per pagare i danni.
Intorno
la natura è scura
dai monti di Gallura ai pascoli quaggiù
il vento non soffia tra le foglie,
le piante sono spoglie, il cielo non è blu
Nerone, ascolta poco poco,
lo sai che non è un gioco
scherzare con il fuoco
la gente è in piazza che protesta,
rivuole la foresta e ti vuol far la festa
Nerone
si tue tenes amore
asculta attentamente custa canzone.
Torna
al cabarettista
Giuseppe Masia
A duru duru ne a duru duru
A duru duru ne a duru duru.
A duru duru ne a tai tai
A tai tai ne a tai tai.
A tai tai muriscu muriscu
Su ardianu 'e santu Franziscu
Su ardianu 'e cheja mazore,
a tai tai minore minore.
A duru duru ne a duru duru
A duru duru ne a duru duruA duru duru tia Mariola
Chi l'at asciadu sas coas su entu
E cand'at bidu su maridu tentu
Già sind'at fattu una bella cassola.A duru duru tia Mariola.
A duru duru tia Mariola
A duru duru l'at nadu su babbu
Chi l'ada a gighere a sa festa a caddu;
E l'ada a ponnere una rosa in testa,
A caddu l'ada a gighere a sa festa,
A sa festa de Santu Ranzolu.
A caddu a caddu cun su muncaloru
A duru duru ne a duru duru
A duru duru ne a duru duru.A tai tai ne a tairone
A nonnu tou colpos de furcone
A nonna tua colpos de furchidda
A chie ti ballat simula e ambidda
A chie ti ballat succu e maccarrones.A tairone ne a tairone.
A tairone ne a tairone.
A duru duru ne a duru duru,
A duru duru ne a tai tai.
A tai tai muriscu muriscu
Su ardianu 'e santu Franziscu,
Su ardianu 'e pedra 'e fogu;
custu pizzinnu no faghet su jogu
In d'ogni biccu 'e sa cantonada.
Mendula frisca e caula impanada,
Mendula frisca e caula a fiore.
Coppu 'e balla a su padre minore
A duru duru ne a duru duru.
A duru duru ne a duru duru.Coppu 'e balla a su padre minore
Chi si che furat sa femin'anzena
e si che l'intrat in su curridore
e che la ogat in su balconittu.A tai tai muriscu muriscu
A tai tai muriscu muriscu
A duru duru ne a duru duru (3 v.)
A
NINNARE A NINNIA
(Quartetto
Logudoro)
Sa
ninna nanna cun tantu amore
Custu est su donu chi deu ti dat
Trigu dezziza sa terra incantada
Mama isolana de ti la cantare.
Pro
vida vivas senza dolore
Ne pensamentos ti pottan turbare
Sa ninna nanna a ninnia a ninnare
Cun tantu amore ti chelzo cantare.
Riposa
e drommi cara vida mia
Drommi e riposa a ninnare a ninnia
Sa ninna nanna ti chelzo cantare
Drommi a ninnia, a ninnia a ninnare.
CLASSIFICAZIONE
DEGLI STRUMENTI


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Città di Ozieri
Maria Teresa è nata a Ozieri il 15 Agosto del 1944; sin da bambina manifesta il suo amore per la musica imparando a cantare e a suonare a "sa sarda" nel bar del padre, in piazza Garibaldi
Si esibisce in pubblico, per la prima volta all'età di dieci anni.
Già a dodici anni è ospite delle principali feste di Nuoro e di Ozieri
e negli anni successivi viene invitata in molti paesi della Sardegna dove propone un repertorio sardo e italiano riscuotendo ovunque un notevole successo.
La maggior parte delle volte si esibisce da sola con la sua chitarra e alcune volte insieme ad altri cantadores.
A sedici anni entra a far parte del "Quartetto Logudoro" con il quale, nell'arco di quattro anni, incide molti dischi. Insieme agli altri componenti del gruppo, nel 1962, scrive "Sardigna mia", divenendo, di fatto, la prima cantautrice sarda.
A soli diciannove anni decide di ritirarsi dai concerti, riprende gli studi e l'insegnamento elementare. Continua a scrivere tante canzoni, ad incidere alcuni dischi e talvolta si esibisce in occasione di ricorrenze e feste scolastiche.
Fra tutte le sue canzoni abbiamo scelto di imparare
le ninne nanne "Drommi fiore meu" e "A ninnare a ninnia",
il muttos "Sardigna mia" e un canto allegro dal titolo
"A sos pizzinnos de Sardigna".
In questo modo vogliamo ricordare una delle più belle voci del canto ozierese ma anche di tutta la nostra isola.
DROMMI
FIORE MEU
(di Maria Teresa
Cau)
Drommi fiore meu
Drommi cun deus in coro
E custu deus su coro
Ti lasset in recreu
Drommi fiore meu
E cando ses drommida
Ti potas sonniare
Fiore sole e mare
Fina chi ses ischida
E cando ses drommida
E un anghelu de chelu
Istet acculzu a tie
E b'istet d'ogni die
Ch'igue est cun dunu velu
Un anghelu de chelu
Drommi no t'ischidare
No est ancora s'ora
Cun megus no ses sola
Deo t'appo a vegliare
Drommi no t'ischidare
Fiore meu minore
Cantu mi ses cara
Niune che a tie b'at
Chi meritet amore
Fiore meu minore
Fiore meu riposa
Deo so acculzu a tie
Cando t'ischidas rie
Fiza bella che rosa
Fiore meu riposa
SARDIGNA
MIA
(testo di Maria
Teresa Cau)
| E
a tie Sardigna mia ca ti apo in su coro sa melodia mia tottu a tie la dono. Bella Sardigna mia tottu a tie la dono sa melodia mia. Pro ti rendere onore ca ses terra 'e bellesa de cumplimentos e amore de anima azzesas. Pro ti rendere onore ca ses terra 'e bellesa de cumplimentos e amore. Cantos poetas cantos pro innalzare a tie de chentu e millis 'antos coloradu ti an sas dies. Cantos poetas cantos pro innalzare a tie de chentu e millis 'antos. A ti narrere chi ses pro me sa pius bella de sa terra no cres e de chelu s'istella. A ti narrere chi ses pro me sa pius bella de sa terra no cres. |
Ti dio paragonare
|
A
SOS PIZZINNOS DE SARDIGNA
(di
Ruju - L. Cabitza - A. Cabitza - M.T. Cau)
Una cantone ti canto
tesoro
Una cantone pro sos minoreddos
Custu piseddu cun ojos nieddos
E cun sos pilos colore de oro
Custa cantone ti canto
de coro
Pro te la canto pizzinnu minore
Tue de domo ses su bonumore
Su duru duru ti canto amore.
Su duru duru fizzigheddu
meu
Su duru duru ti canto amore
A mannu sias imperadore
E cumandante de su mundu intreu
Cun custu cantu de
s'isola mia
Cuntentos fatto sos sardos piseddos
Tanta fortuna chi deus bos dia
In chelu andedas a sa bezzighezzas
Custa cantone bos
fino como
Creo bos siat de gradimentu
Ogni pizzinnu chi restet cuntentu
Attat fortuna in dogni domo
Su duru duru ti canto
como
Su duru duru ti canto amore
Su duru duru ti canto
como
Su duru duru ti canto amore
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