VI RACCONTO UNA BELLA TRADIZIONE DEL MIO PAESE

Leggi il contesto delle attività

Le tradizioni del proprio paese
raccontate dai bambini di...

 

C'è inoltre qualche preghiera e qualche ninna nanna.

 


TRADIZIONI

 

Tradizioni e feste ad Alà dei Sardi

La festa di San Francesco

La festa in onore di San Francesco viene celebrata dal 4 al 5 ottobre di ogni anno. La chiesa campestre, intitolata al Santo di Assisi, dista dal paese circa due km e risale alla fine del 1800.

La festività viene preparata con una novena alla quale partecipano numerosi alaesi e pellegrini. Per organizzare i festeggiamenti civili e religiosi c'è un priore, con incarico annuale, ed un comitato cambia nelle mansioni, anno dopo anno.

Al fine di consentire la preparazione della festa e le migliorie delle cucine, attigue al tempio, si ricorre alle offerte della popolazione. I vari componenti del comitato si organizzano per gruppi e svolgono le varie incombenza tra le quali quelle di chiedere presso allevatori il numero dei capi di bestiame che saranno macellati, preparare le spianate, i dolci, le bevande che saranno servite al pranzo, ecc.

Il 4 ottobre, al mattino, c'è la processione con il simulacro del Santo, aperta dai cavalieri in costume e dai gruppi folcloristici; mentre i fedeli seguono dietro il simulacro.

La cerimonia religiosa ha inizio nella chiesa parrocchiale dove la statua è conservata.

Arrivata nello spiazzo davanti alla chiesa, c'è il saluto dei vari cavalieri e degli stendardi delle società religiose al Santo, quindi ha inizio la celebrazione religiosa.

Dopo la S. Messa il comitato offre il pranzo , con bollito misto e minestra per tutti i presenti.

Il pomeriggio nello spiazzo davanti alla chiesetta si esibiscono nei balli i vari gruppi folkloristici invitati. Il giorno 5 ottobre si celebra ancora la S. Messa ed il pranzo per coloro che intendono partecipare.

Matteo S. - 10 anni

 

 

Ecco come vive la stessa festa un altro ragazzo! La tradizione che più mi piace del mio paese: Alà dei Sardi Il 4 ottobre è la festa di San Francesco particolarmente sentita ad Alà.

La mattina della festa io preparo il cavallo: lo pulisco, metto il sottosella nuovo, la sella, il fiocco nella briglia prima ben lucidata.

Quando il cavallo è pronto ed ordinato vado ad indossare il costume sardo. Intanto babbo mi tiene a bada il cavallo. Appena pronto, salgo in sella e vado in piazza per trovare gli altri cavalli e cavalieri.

Al termine della Messa cantata nella chiesa parrocchiale, si inizia a formare la processione che porterà la statua del Santo nella chiesa a lui dedicata, distante dal paese quasi due km.

I cavalieri aprono la processione, seguiti dalla banda, dai gruppi in costume, dalla statua del Santo e dal sacerdote, dai carabinieri. Chiude la sfilata il folto gruppo dei fedeli a piedi.

Occorre tenere il passo e badare ai cavalli a volte nervosi; mentre tra cavalieri ci scambiamo gli auguri e i complimenti per il bardamento del cavallo. Arrivati nello spiazzo davanti alla chiesa, la processione si scioglie ed aspettiamo che la statua del Santo entri in chiesa.

Dopo un ad uno andiamo a sistemare i cavalli ognuno nella propria campagna. Appena sistemato il cavallo, mi cambio di abito e torno alla festa in auto.

Mi piace questa tradizione perché mi consente di andare tutti in gruppo, a cavallo, e finalmente al ritorno possiamo galoppare fino al paese.

Fabiano C. - 12 anni

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Tradizioni e feste a Benetutti

Benetutti è un paese del Goceano, conta attualmente circa 3.500 abitanti. Si hanno notizie certe nel mille cento.

E' situato nella pianura, circondato da colline. Nel suo territorio si trovano le terme di San Saturnino, assai note per cure idroponiche. Nelle campagne sono stati rinvenuti vari oggetti risalenti al periodo punico; una tomba del periodo della pietra, degli scudi di bronzo.

Sono diverse le tradizioni ancora vive.

"Sa festa de Santu Juanne e Santu Demoto" viene ricordata il 24 giugno. La sera precedente si usa andare alla fonte con una brocca o un bidoncino da riempire senza proferir parola, diversamente viene svuotata e riempita un'altra volta.Quindi viene portata a casa e messa al fresco della notte. L'indomani mattina ci si lava il viso che diventerà più luminoso, spariranno… anche le rughe.

 

 

"Su Candelarzu"

La sera del 30 dicembre si preparano i sacchetti di tela da consegnare ad ogni bambino, sistemandoli sopra il letto come buon auspicio. La mattina del 31 dicembre i bambini, dai 5 ai 15 anni, si preparano organizzandosi in piccoli gruppi ed escono per le vie del paese; bussano ad ogni porta dicendo: " A su candelarzu".

Ogni padrona di casa ha provveduto ad acquistare varie cibarie: castagne, caramelle, noci, dolci e a confezionare "sa rughitta", il pane tipico della ricorrenza.

"Sa rughitta" viene confezionata così: si impasta la farina con acqua,strutto, lievito e si lavora fino a renderla liscia e morbida. Si prende un pezzo di pasta, si assottiglia e col coltello si taglia a forma di croce. Si fanno lievitare ben coperte, quindi si sistemano nelle teglie e si cuociono in nel forno a legna caldo. Poi vengono raffreddate e conservate nelle bustine, in numero dispari.

Quando i bambini bussano vengono consegnate "sa rughitta" con altre leccornie. Secondo la tradizione, se non viene qualcosa ai richiedenti, si avrà un anno di carestia. I bambini ringraziano augurando "A medas annos" a tutta la famiglia. Nella stessa abitazione possono suonare più gruppi e a tutti viene data "sa rughitta"e frutti invernali o caramelle.

Il giro delle case termina con il rintocco delle campane di mezzogiorno. Ciascun bambino si porta a casa il suo sacchetto, col contenuto, che sarà consumato la sera in famiglia.

Roberta S.

 

Come ho trascorso "Su Candelarzu"

Io, il 31 Dicembre, ero a Benetutti e sono rimasta a dormire a casa di zia. L'indomani mattina insieme a mia cugina ci siamo preparate , abbiamo preso un sacchetto bianco e siamo uscite per ripetere un'antica tradizione, quella de " Su Candelarzu".

Siamo andate prima nelle case del vicinato ed abbiamo bussato a ciascuna di esse. La padrona di casa apriva la porta e ci dava la sua offerta.

Come contributo abbiamo ricevuto: soldi, frutta secca, dolci e "sas rughittas". "Sas rughittas" sono dei piccoli pani, fatti a forma di croce, che vengono preparati per la circostanza.

Durante il nostro giro abbiamo attraversato tutto il paese ed incontrato altri gruppi di bambini: tutti avevano qualcosa dentro i sacchetti. Ad ogni padrona che ci offriva le cose auguravamo " A chent'annos !" Mi sono divertita molto e ho ricevuto tanti dolci.

Roberta S.

 

Commemorazione dei defunti : A "S'immortu immortu"

Dopo la Messa pomeridiana della solennità di Tutti i Santi, i chierichetti si organizzano, prendono un sacchetto e sul tardi, bussano alle porte delle case suonando una campanella "sa bronzina".

Ogni padrona di casa appena sente lo scampanellio, si affaccia al portone e porge ai questuanti varie cibarie:pane, pasta,formaggio, papassini, noci che saranno sistemate in un unico sacchetto. I questuanti ringraziano: "A occannu chi enit mezzus"

Per le precisazioni si ringrazia la sig.ra Grazia U.

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Tradizioni e feste a Bonorva

Varie festività religiose e popolari

Una festa religiosa, che viene celebrata in questi anni, è quella di San Salvatore d'Aorta, si ricorda il 18 marzo.

Il 1° maggio c'è la festa campestre di Santa Lucia, nella chiesetta omonima non lontano dal paese, vi si celebra la S. Messa anche il 13 dicembre.

Nella chiesetta di Santa Vittoria, all'interno del paese, la terza domenica di maggio viene ricordata la santa con varie manifestazioni civili e religiose.

Un comitato si incarica della preparazione delle varie manifestazioni , raccogliendo nel paese il contributo di ogni famiglia, che offre a secondo le proprie disponibilità.

La festa più importante è quella di San Giovanni Battista, si svolge il 24 giugno ; viene preparata dai pastori che si auto finanziano anche se accettano la offerte date da altre categorie.

La S. Messa viene celebrata nell'antica chiesetta all'ingresso del paese , nella via principale. Ci sono due o tre giorni di festeggiamenti che si svolgono nel pomeriggio e la sera, con intrattenimenti vari.

Il 2 agosto i muratori festeggiano la santa patrona: Santa Maria degli Angeli, c'è un comitato che predispone intrattenimenti per la serata.

L'altra festa popolare è quella di Santa Barbara che si ricorda la prima domenica di ottobre, viene celebrata nella chiesetta campestre.

La festa della Santa Patrona, Maria Bambina, si festeggia l'otto settembre.

Per il Giovedì Grasso c'è la favata in piazza. L'ultima domenica di Carnevale è la Pro loco che fa un giro del paese con il re Giorgio.

Sempre per il Carnevale ci sono i dolci tipici: sas cattas, sas mantovadas.

Un pane tipico di Bonorva è "su zicchi".

 

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Tradizioni e feste a Buddusò

San Quirico

La prima domenica di ottobre, festeggiamo San Quirico compatrono di Buddusò .

Nell'antica chiesa a lui dedicata e situata nel centro del paese, c'è l'altare in granito e la statua in legno dorato; nelle pareti laterali ci sono dei mosaici che rappresentano la vita terrena e il martirio del Santo Bambino.

Per organizzare le varie attività della festa c'è un comitato (Sos Sovristantes) di quattro persone, aiutate a loro volta da parenti e amici. Il comitato provvede a reperire i fondi necessari alla festa, casa per casa, chiedendo delle offerte ad ogni abitante. Si inizia la preparazione alla festa con la novena pomeridiana.

Il mattino successivo si continua con la Messa e al termine iniziano i festeggiamenti civili: sfilata di costumi di Buddusò.

Cosi ogni giorno per otto giorni variando le manifestazioni civili: balli sardi in piazza, sfilata dei cavalli con le coppie in costume, canti in sardo con la chitarra,ecc. Il giorno della festa si celebra prima la Santa Messa, accompagnata dai canti intonati dal coro di Buddusò.

Al termine si snoda la processione che porta il simulacro del Santo per le vie del paese. Dopo la funzione religiosa c'è l'invito di caffè vino, dolci, ecc. per tutti i presenti, nei locali dietro la chiesa, da parte della "Sovristantìa".

Intanto c'è chi provvede a preparare il pranzo per chi vuole aderire: minestra da brodo, carne di pecora in capotto, carne di maiale arrosto,verdure, frutta.

Nel pomeriggio ci sono vari intrattenimenti per piccoli e grandi. Per i bambini uno dei momenti più attesi in questa festa è la possibilità di salire su un disco volante o su una giostra.

Per tutti in serata ci sono, in piazza, complessi musicali e per chi vuole i balli e divertimento per tutti i presenti.

Ozieri, 09/04/03

Maria Giovanna C. - 14 anni

 

 

I festeggiamenti per San Ambrogio

Il giorno successivo alla festa di San Quirico, inizia quella di San Ambrogio. L'antica chiesa del Santo, risalente al primo millennio, è situata nell'estrema periferia del paese.

E' costruita con pietre di granito squadrate e non, legate non con la malta cementizia ma con il fango. All'esterno presenta dei contrafforti di notevoli dimensioni; ed e' sprovvista di finestre ma presenta delle feritoie.

La superficie totale della chiesa è circa di 120mq, l'altare è rialzata di un gradino e racchiusa da una ringhiera in granito grezzo del luogo; il pavimento è in cemento disegnato, poi ristrutturato in lastre di granito grezzo del posto.

La festa si anima dopo la messa , ed inizia con la sfilata a cavallo dove i cavalieri per tradizione fanno finta di andare sopra la gente che porta in processione il santo intorno alla chiesa, giro che fanno per 2 volte.

A pranzo si invita la popolazione a mangiare, dove partecipano tutti i gruppi folk dei paesi circostanti pranzo invitato da "Sos sovristantes".

Il pomeriggio ci sono intrattenimenti vari, mentre i bambini si divertono con giostre e dischi volanti.

Ozieri. 10-04-03

Maria Giovanna C. - 14 anni

 

 

Santa Reparada

Questa festa e' conosciuta a Budduso' da secoli. Ogni anno attira migliaia di turisti perché viene offerto a tutti il cibo.

La domenica a pranzo si cucinano le interiora di carne bovina e la sera si fa la minestra chiamata per tradizione (su brou de sas concas) il lunedì e' festa grande, infatti nella chiesa della santa si celebrano le ss messe accompagnate dalle majorette e dalle bande musicali.

A pranzo si fa lo spezzatino con il brodo chiamato "sa cassola" e subito dopo ci si diverte con i balli tipici, con le sfilate in costume sardo e con i canti del coro di Budduso'. Il pranzo viene servito all'antica, nei piatti in ferro smalto, messi a disposizione dal comitato.

Si mangia sotto maestose querce da sughero e lecci,n uno spazio ordinato e pulito,con panchine in granito e sedili per tutti i presenti;si scherza si chiacchiera e si beve.

Dopo viene offerto il caffè per tutti. Si da inizio alle danze! Divertimento assicurato, poi se qualcuno non ha voglia di ballare ci sono tantissime bancarelle di giochi, vestiti, torrone, ecc. che fanno passare il tempo e sono anche un po' occasione di socializzazione. Ci sono anche dei capannoni dove si puo' bere e si rimane nel luogo dei festeggiamenti sino a tarda serata.

Si rientra in auto in paese, a gruppi di famiglie. Infine il martedì la carne dei bovini che avanza viene divisa in sacchetti da 2,5 kg e venduta alla popolazione che ne ha fatto richiesta, al prezzo di 26,00 €.

Roberto Z.

"Sa festa de Santa Reparada", Roberto Z.

 

"Su foghilone de Santu Ciuanne"

Il 23 e il 24 giugno, di sera, nel mio paese si fanno dei fuochi in onore di S. Giovanni, i cui ragazzi e bambini saltano.

Questi fuochi vengono accesi nei vari rioni. I gruppi di ragazzi si organizzano e vanno intorno alle campagne del paese per procurare una pianta particolare che servirà proprio per accendere "foghilone".

La pianta utilizzata si chiama "su calacasu", è un piccolo cespuglio, dal profumo forte con foglie piccole e il fiore dal color giallastro.

Saltando nel fuoco si canta una breve filastrocca: "A Santu Ciuanne unu, a Santu Ciuanne duos, a Santu Ciuanne tres : compares e comares a chent'annos".

I ragazzi si prendono sotto braccio e saltano insieme sul fuoco.

Ozieri 14-05-2003

Francesca M.

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Tradizioni e feste a Lodè

Festività dedicate ai bambini "Zumpare su okku" Sant'Antonio Abate

La tradizione di Lodè ricorda in modo particolare la festività di Sant'Antonio Abate e il 16 gennaio, da mezzogiorno fino alle 4/ 5 pomeridiane, i bambini -dai 2 fino ai 12 anni- vanno per il paese per la loro "festa". Vanno in giro con una federa, di casa in casa, entrano ( le porte sono aperte) e chiedono "Ziè, a lu zumpamus su okku?"

La padrona di casa invita il richiedente, o i richiedenti, ad aprire i loro sacchetti per le proprie offerte.

Viene precedentemente preparato "su calistru" un tipico pane che viene confezionato in questo modo:

  • Si impastano farina di grano duro (poddine) con lievito (fremmentarzu), miele, zucchero.
  • Si lavora molto l'impasto che deve essere ben liscio.
  • Si taglia un pezzo di pasta, si allunga con il palmo delle mani, fino ad assottigliarlo del diametro di un pollice, poi viene attorcigliato e data la forma di un doppio 8.
  • Viene fatto lievitare e cotto nel forno a legna.

La padrona di casa mette nei sacchetti: "su calistru", l'arancia, caramelle, soldi. I bambini ringraziano con l'augurio "Atteros annos mezzus". Vanno quindi in un'altra casa.

Il rituale dura fino alla messa pomeridiana del Vespro.

Tutti, grandi e piccoli, si recano in chiesa per le funzioni religiose. Dopo la Messa c'è la processione che arriva alla piazza centrale dove viene acceso il falò preparato dai giovani ed alimentato da rami e frasche fresche di mirto, corbezzolo, asfodelo, ecc, trasportati con carrelli .

Nella piazza viene innalzato un alto tronco di pino ed intorno ad esso viene sistemato il fogliame fresco (si faghet su pennettu).

Sulla punta de "sa pompìa" (così viene chiamato il tronco ricoperto) si sistema una corona fatta di arance con all'interno dei rametti dove viene nascosta una busta contenente le offerte in palio (porcetti, agnelli,soldi).

Viene appiccato il fuoco e i giovani più coraggiosi, si avventurano sulla pira per strappare la corona con la busta, mentre il fumo cerca di farli desistere.

Alla fine un meritato applauso informa dell'avvenuta raccolta. Sul tardi si preparano i tavoli dove mettere l'arrosto preparato sui fuochi.

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Tradizioni e feste a Ozieri

Diverse sono le feste di Ozieri, quella certamente più sentita non soltanto in città, è la festa della Madonna del Rimedio.

Si festeggia la terza domenica di Settembre. La sagra è preceduta dalla novena, assai seguita da numerosi fedeli, anche del circondario.

Risale al 1600 la chiesa in cui si venera il simulacro della Madonna , è situata nel colle così detto dei Cappuccini, attigua all'ospedale civile. C'è la congregazione religiosa, con numerosi soci, che organizzano le varie manifestazioni religiose e civili.

 

Un'altra festa assai sentita è quella di S'Antioco di Bisarcio.

La chiesa, assai antica è situata nella piana. Viene festeggiato a novembre, con celebrazioni religiose e intrattenimenti vari. Ci sono leggende, in modo particolare nel mondo agricolo, che si riferiscono al Santo.

Ozieri, 09-05-03

Giorgio S.

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Tradizioni e feste a Sorgono

San Mauro: la festa più importante del mio paese

San Mauro è la festa più importante del mio paese, si svolge in campagna, l'ultima domenica di maggio: La chiesetta campestre è molto antica e circondata da piccole casette (mulisteri), che servono per ospitare i fedeli durante i festeggiamenti e la novena preparatoria.

Il pomeriggio della domenica c'è la processione che si snoda intorno alla chiesa con la partecipazione: dei cavalieri in costume, dei gruppi di ballo, del carro trainato dai buoi che trasporta la statua del Santo, dei fedeli a piedi.

Noi bambini osserviamo il tutto poi ci stacchiamo dal gruppo degli adulti per iniziare a progettare giochi in libertà.

 

Un antico gioco: " Sa d.uvera de Sant'Antoni

I bambini dai 7 ai 12 anni andavano a cercare della legna da ardere particolare dopo le feste natalizie. Veniva accatastata in un ampio spiazzo che poteva contenere tante persone. Occorrevano funi,carriole, scuri.

Il gioco consisteva nel raccogliere la legna, possibilmente in gruppo e sistemarla in preparazione della festività di Sant'Antoni de su fogu.

Il 16 gennaio, di sera, le cataste di legna, che venivano benedette dal parroco durante la processione erano date alle fiamme.

In seguito all'accensione cominciavano i giochi e i divertimenti che seguivano: iskoppiare brajas, foggias de lavru e de olia (fare scoppiettare le braci, le foglie di alloro e di olivo).

Il divertimento era assicurato!

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Tradizioni e feste a Tempio

"Li molti e molti"

Nella tradizione di Tempio si tramanda per i bambini un'antica usanza.

Il giorno del 2 novembre, Commemorazione dei defunti, i bambini riuniti in gruppetti, bussano di porta in porta per chiedere "Li molti e molti", ossia un'offerta in ricordo dei propri defunti.

La padrona di casa apre il portone e da "li ccaldhuggnini" (dolcetti vari), frutta secca, dolci tipici(papassini, pane saba, cuccioli de meli).

I bambini ringraziano "Ciao! E a un'altannu".

Ci sono persone che pur aprendo la porta, non sono disponibili e si scusano "No aemu nuddha!" I bambini rispondono "Alla prossima".

In questa visite-ricerche di porta in porta si nota un'allegria propria dell'età che viene accettata volentieri. La ricerca dura un paio d'ore della mattinata, terminato il giro del rione, il gruppetto si ritrova in casa di uno dei componenti e si divide il" frutto" della ricerca.

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Tradizioni e feste a Tula

Tradizioni del paese che vedono i bambini protagonisti

A Tula, il giorno della Commemorazione dei Defunti, i bambini e i ragazzi si riuniscono in gruppetti per andare di casa in casa, a chiedere:

"Pro s'anima de sos mortos bostros dades calchi cosa?" (Per l'anima dei vostri morti ci date qualcosa?)

Ogni padrona di casa prepara: dolci, castagne, noccioline, caramelle, spiccioli da distribuire ad ogni gruppetto richiedente.

Si usa ancora preparare dei dolci in casa : papassini, ciambelle.

La signora in genere dimostra generosità nell'offrire quanto ha a disposizione che divide tra i vari componenti dei diversi gruppi. I ragazzini ringraziano ed augurano alla donatrice:" Ande dare a sos chent'annos".

Intanto i vari gruppetti percorrono le vie del paese e, quando si incrociano, esibiscono lo zaino con il suo contenuto. Capita, a volte, che qualche ragazzo sia molto veloce ed affondi la mano nello zaino avversario afferrando qualche può.

Pietro C.

 

La favata del giovedi' grasso

Il giorno di Giovedì Grasso noi andiamo a "Mesuidda", cioè nella piazzetta al centro del paese per la favata . Pranziamo tutti lì.

La favata è preparata dai giovani che chiedono quando serve, andando in giro per il paese, alcuni giorni prima della data stabilita.

La sera prima preparano le fave, puliscono la verdura, mettono i recipienti sui fornelloni, ecc.

La mattina presto tagliano il lardo e lo mettono a cuocere con altri condimenti, poi mettono le fave, le verdure, ecc. Quando il pranzo à quasi cotto, iniziano a sistemare i tavoli ed apparecchiare.

Intanto la musica fatta suonare dai ragazzi informa tutto il paese che in piazza si sta preparando. Appena pronto, invitano i paesani a pranzo, si va in fila e si prende ciò che piace dai grandi vassoi sistemati nei tavoli. C'è da bere vino, birra, ecc. Poi preparano "sas cattas longas".

Quando io vado alla favata e vedo tanta gente sorridere e parlare, allora mi mette tanta allegria, cioè mi metto a ridere anch'io con i miei amici, che fanno le battute.

Dopo le 5 del pomeriggio organizziamo i balli in piazza, ma prima aiutiamo a sistemare e pulire la piazza.

Maria V. C.

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Preghiera in lingua sarda

Mores

Sos Anghelos

Su lettu meu est de battoro ispuntones,
battoro Anghelos si bi ponent
duos in pes, duos in cabitta
Nostra Signora a costazu mi istat
E mi narat "Drommi e reposa
No appas paura de mala cosa
Chi già b'est Deus
Narcisu e Matteu, Luca e Giuanne
Su falsu nemigu mai ti ingannet
Cristu vivat, Cristu regnat,
Cristu da ogni male nos defendat".

Gavino C. e la zia - Mores

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Ninna nanna in lingua sarda

Ninna nanna di Ittireddu

 

A duru duru, at nadu su babbu,

chi l'ada a giughere a sa festa a caddu,

e l'ada a ponnere una rosa in testa,

e a caddu l'ada a giughere a sa festa.

 

Gavino C. e la zia - Mores

 

 


Anno Scolastico 2002-2003

Il progetto della Scuola in Ospedale
"VI RACCONTO UNA BELLA TRADIZIONE
DEL MIO PAESE"
ha diversi obiettivi generali :

- agevolare il dialogo tra degenti ed attenuarne l'ansia

- comunicare con persone appena conosciute su argomenti che evochino ricordi gioiosi

- individuare diversità e similitudini nelle usanze di altri paesi

- rispetto al proprio

- comprendere l'importanza delle varie tradizioni nell'ambito di ciascuna comunità

- riscoprire, attraverso il dialogo con persone anziane, ricoverate e non, le varie usanze del territorio.

Le tradizioni sono state riferite da bambini, talvolta con precisazioni fatte da adulti loro parenti o altri ricoverati. Vengono qui presentate e classificate a seconda dei paesi di provenienza dei narranti.

C'è inoltre qualche e qualche ninna nanna.

Si ringraziano tutte le persone che hanno collaborato alla realizzazione del progetto.